In Sardegna dal Venezuela per conoscere il nipotino, scampa al terremoto: «Mi ha salvato la vita»
Sostegno dalla Chiesa e raccolta fondi per aiutare la nonna che ha perso tuttoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
«Es horrible». Lo ripete in continuazione mentre le lacrime le rigano il viso. Lilly Liliana Perez, avvocata 49enne venezuelana, ha perso tutto nel terremoto che dodici giorni fa ha devastato il suo Paese. Non riesce a darsi pace, l’unica consolazione arriva da quel fagottino con tutina beige e sandaletti chiari. «Mi ha salvato la vita», il viso della giovane nonna si illumina. Un mese fa era arrivata nel cuore del Montiferru proprio per conoscere il suo primo nipotino che, inconsapevolmente, l’ha strappata a tanta distruzione.
La storia
«Mia figlia Neymar da tre anni era in Spagna come rifugiata politica – racconta – là ha incontrato un ragazzo di Scano che è diventato suo marito». Ad aprile la nascita del piccolo, Liliana non vedeva l’ora di stringerlo fra le braccia, così ha organizzato il viaggio per la Sardegna. Una gioia incontenibile fino al 24 giugno quando in piena notte riceve una telefonata da Caracas: la sorella l’avvisava delle fortissime scosse che nello Stato di La Guaira avevano lasciato solo macerie. «Del complesso in cui viveva a Naiguatá non è rimasto nulla» spiega il genero, traducendo lo spagnolo di Liliana. «Il suo palazzo di sette piani è venuto giù come cartapesta, una vita di sacrifici annientata in pochi secondi». Fortunatamente l’altro figlio ventenne di Lilly e la madre sono riusciti a mettersi in salvo ma altri parenti e amici non ci sono più. «È un disastro». Scuote la testa, si commuove mentre racconta quei momenti vissuti attraverso le immagini che rimbalzano nelle chat e sui social. «Sono riuscita a parlare con mio figlio che ora vive in macchina, spero riesca a raggiungermi». Liliana vive nell’angoscia, non dorme, ha avuto persino una paralisi facciale dovuta allo stress.
Le difficoltà
Il Venezuela è in ginocchio: mancano acqua potabile, energia, gas e diverse aree sono zona rossa. Ritardi nei soccorsi, criticità nella distribuzione di aiuti umanitari, sciacallaggio e persino «sequestri di minori – racconta il genero – Ci sono inoltre fenomeni di speculazione, come la richiesta di trecento dollari da parte dell’obitorio per la restituzione di una salma». A Liliana è arrivata persino la richiesta delle spese condominiali «nonostante la casa non ci sia più». Una situazione assurda ma ciò che ora spaventa è il futuro. «Vorrei tornare in Venezuela per vedere da vicino il disastro e cercare di recuperare almeno i documenti ma non so se e quando sarà possibile – osserva l’avvocata venezuelana – Devo ricominciare da zero e mi piacerebbe ripartire da qui, da Scano Montiferro, insieme ai miei figli». Non sa come farà, il permesso di soggiorno vale fino a settembre ma ancora una volta è il nipotino a darle una mano: come parente di cittadino italiano, il visto le può essere prorogato. «È la mia speranza e la mia forza» ripete mentre lui, ignaro di tutto, si addormenta fra le braccia della mamma.
Solidarietà dalla Chiesa con il sostegno dell’arcivescovo Roberto Carboni, mentre i familiari della coppia con in testa Maria Delogu (prozia acquisita del piccolo) ha promosso la raccolta fondi su Gofundme “Una nuova vita per Lilly, dopo il terremoto”.
Valeria Pinna
