«Gestirli è diventato difficile, impossibile. Sono sempre arrabbiati, aggressivi, non rispettano nessuna regola, alzano le mani, sputano, rompono ciò che trovano, escono la notte nonostante il divieto. Sì, siamo disperati e in tanti momenti abbiamo paura, ci sentiamo soli». Parole forti che, a fatica e con dispiacere, pronuncia Bonaria Urru, rappresentante legale della cooperativa che gestisce il centro per i migranti minori in via Toscana a Cabras. Nelle ultime settimane le denunce per furti, molestie e altri comportamenti non corretti da parte di alcuni migranti nei confronti dei cittadini sono aumentate. Ecco perché il sindaco di Cabras, tre giorni fa, ha chiesto al prefetto la chiusura della struttura dove attualmente vivono 17 minori.

Ma i gestori non la pensano così, nonostante le tante difficoltà che affrontano ogni giorno. Bonaria Urru non nasconde che tante denunce presentate alla stazione dei carabinieri arrivano proprio da loro. «Non possiamo far finta di nulla, anche perché se non informiamo le forze dell'ordine di ciò che succede anche all'interno della struttura, nessuno può prendere dei provvedimenti. Non voglio assolutamente giustificare certi comportamenti, ma è giusto sottolineare che alcuni di questi ragazzi, che provengono da situazioni difficili. Per loro rubare è normale, come lo è picchiarsi tra loro. Aggredire le persone e provocare le risse sono atteggiamenti a cui sono abituati da quando sono nati. Sono loro stessi che ci raccontano questo. Molti mangiano con le mani e non vogliono saperne di imparare le buone maniere. Qualche giorno fa un ragazzo ha preso l'estintore e lo ha attivato. Abbiamo avuto il terrore che facesse male a qualcun altro. Sono ragazzi con grosse problematiche. Io stessa ho trascorso diverse ore in ospedale perché uno di loro presentava problemi psichiatrici. Nei mesi scorsi abbiamo deciso di pagare una guardia giurata per evitare che uscissero dopo le 21:30, l'orario massimo stabilito. Anche per una loro tutela. Ma nulla, escono lo stesso, è impossibile trattenerli dentro, abbiamo paura delle loro reazioni». 

Bonaria Urru è a contatto con le problematiche di tutti i giorni: «Sono ragazzi che hanno bisogno di un processo educativo forte, mirato e prolungato nel tempo. Il centro che gestiamo noi non può offrire questo tipo di servizio, è una struttura di transizione. Nel nostro caso, ad esempio, ci sono 5 ragazzi che hanno grossi problemi e che dovrebbero essere seguiti singolarmente da professionisti ed educatori qualificati. Le figure presenti nel centro, una ventina tra educatori, mediatori, traduttori e assistenti vari, non bastano. Io alle istituzioni chiedo proprio questo. Assistenza singola e mirata. Noi siamo per l'accoglienza, ma se dobbiamo accoglierli, sono necessari gli strumenti per educarli. L'altra alternativa è il trasferimento in altre strutture. Non la chiusura del centro. Perché all'interno ci sono anche ragazzi per bene, che rispettano le regole. Non conto le mail che abbiamo inviato ai servizi sociali del Comune, ma la risposta è sempre la stessa: "Non ci sono strutture idonee per il trasferimento". Spero che qualcuno si renda conto che la situazione ormai è sfuggita di mano».

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