Prima gli assistenti sociali, poi direttamente i carabinieri, sventolando l'ordinanza di un giudice e rivolgendole un'unica, chiara richiesta: "Dobbiamo portare via sua figlia".

Questa la sfilata di persone che stamattina in Marmilla ha bussato con insistenza alla porta, rimasta sbarrata, di M.S. (la redazione ha scelto di non divulgare le generalità), 38 anni, mamma di una bambina di due anni e mezzo: vittima, la piccola, della separazione conflittuale tra i due genitori.

Il papà la vuole con sé a Viterbo, dove vive e lavora; la mamma, che ha provato a restare nel Lazio ma non è riuscita a trovare una sistemazione per sé e la sua bambina, vorrebbe che si trasferisse in Sardegna.

"Perché non ho altra scelta", spiega la 38enne a UnioneSarda.it dopo una durissima mattinata in cui ha scelto di violare la legge, barricandosi in casa e chiudendo la porta in faccia a chi voleva portarle via la bambina, con il sostegno di tanti amici che sono venuti in suo soccorso.

Cosa ha stabilito il giudice?

"Io e il mio ex marito siamo separati di fatto dal 2016. Nella sua ultima ordinanza, il giudice ha stabilito l'affidamento esclusivo della nostra unica figlia al padre, con collocamento immediato a Viterbo, adducendo la motivazione che se io voglio starle più vicina devo vivere nel Lazio. Una decisione molto pesante e anomala, direi".

Perché "anomala"?

"Perché al di là del mio interesse, ovvio, a stare con la mia bambina, non viene tutelato il suo diritto ad avere due genitori. Spostando mia figlia a 600 chilometri di distanza, non a Cagliari o Sassari, ma dall'altra parte del mare, mi viene impedito di fatto di vederla, anche nei giorni previsti dall'ordinanza. Una modalità di affidamento esclusivo, insomma, in più con la facoltà per il padre di intraprendere le decisioni più importanti della vita della bambina. Alla resa dei conti, si tratta di un affido monogenitoriale blindato: io come mamma non ho nessun diritto, giuridicamente sono stata estromessa dalla vita della piccola e fisicamente non sono in grado di gestire il mio ruolo materno".

M.S. e la bimba
M.S. e la bimba
M.S. e la bimba

Ha provato a trasferirsi a Viterbo?

"Certo, ci ho provato, ma ho riscontrato delle enormi difficoltà nel cercare lavoro e una casa, visto che non ho avuto l'assegnazione della casa coniugale. In più, mi è stato revocato l'assegno di mantenimento perché sono laureata in giurisprudenza, per cui non ho neanche modo di affittare una stanza, chiedere un prestito, perché non ho busta paga. È un cane che si morde la coda: non ho nessun tipo di sostegno".

Dov'è ora la bambina?

"È con me, nella casa dei miei genitori, dove stamattina sono arrivati gli assistenti sociali. Io ho impedito loro di portare via la mia piccola, disattendendo pubblicamente l'ordine del giudice: a quel punto è stato chiesto l'intervento della forza pubblica. Sono arrivati i carabinieri, e a loro ho ripetuto che mia figlia non sarebbe uscita da quella porta. Così sono andati via, anche grazie a una barriera umana che si è formata davanti a casa".

Una barriera umana?

"Sì, un capannello di gente: amici, vicini che conoscono me e la mia famiglia da anni, tutto grazie a un passaparola spontaneo. Persone a cui sono davvero grata, hanno mostrato grande forza ed empatia. Mia figlia non si è accorta di nulla, è stata tenuta in una parte della casa lontana dall'ingresso e da quel viavai di estranei".

Cosa succederà ora?

"Non posso fare altro che attendere la notifica dell'avviso del giudice, visto che ho commesso un reato. E la prossima volta torneranno con l'ordine più invasivo, quello dell'abbattimento delle barriere fisiche. In pratica sfonderanno la porta di casa mia. Io aspetto impotente quel momento, ma continuerò a lottare per difendere il diritto di mia figlia ad avere una madre".

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Stamattina, in Marmilla, tra gli altri è arrivato anche il leader di Unidos, Mauro Pili, che ha inviato una lettera al ministro Orlando perché intervenga sulla vicenda.

"È inaccettabile - ha dichiarato - che una bambina di due anni e mezzo venga sottratta alla madre e portata a 600 chilometri di distanza dall'altra parte del mare. Quello che sta avvenendo a Baressa in queste ore è semplicemente scandaloso. Non si può intervenire con atti impositivi sulla vita di un minore senza aver tutelato sino in fondo la doppia genitorialità". E annuncia di aver coinvolto "il ministro della Giustizia, di concerto con la presidenza del Consiglio dei ministri e il Dipartimento per la famiglia perché intervenga immediatamente per evitare che questa vicenda assuma connotati ancora più drammatici di quelli registrati stamane". E chiosa: "In vicende come questa occorre buon senso e senso di responsabilità, occorre fermarsi prima che sia troppo tardi".

Angelica D'Errico

(Unioneonline)
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