«Cara Unione.

desidero segnalare un grave disservizio verificatosi all'aeroporto di Cagliari Elmas nella mattinata di giovedì 28 maggio.

Il volo Ryanair FR5060 proveniente da Dublino sul quale viaggiavo insieme a mia figlia di quattro anni è atterrato alle 11:09. All'arrivo, i passeggeri si sono trovati ad affrontare un'attesa superiore a un'ora per il controllo passaporti, a causa della concomitanza di più voli extra-Schengen, tra cui collegamenti provenienti da Londra Gatwick e Tel Aviv.

La situazione era caratterizzata dalla più completa confusione: postazioni automatiche per il controllo documenti che non funzionavano correttamente, code per i controlli manuali ed elettronici che si intersecavano continuamente e flussi di passeggeri gestiti da dipendenti aeroportuali costretti, di fatto, a svolgere il ruolo di vigili urbani per cercare di mantenere un minimo di ordine.

Il risultato è stato un clima di crescente frustrazione tra i viaggiatori, con famiglie, anziani e bambini piccoli costretti a lunghe attese dopo il volo di 3 ore. Per una bambina di quattro anni, come per molti altri minori presenti, oltre un'ora in coda rappresenta un disagio significativo e facilmente evitabile con una migliore organizzazione.

Sono un sardo emigrato e rientro nell'isola almeno tre volte all'anno. Per questo motivo posso affermare che non si tratta di un episodio isolato. Ho riscontrato ritardi e lungaggini ai controlli passaporti anche in presenza di un solo volo extra-Schengen. Quanto accaduto il 28 maggio ha semplicemente evidenziato in modo ancora più evidente i limiti di un sistema che sembra non essere dimensionato per gestire contemporaneamente più arrivi internazionali.

La domanda che pongo ai responsabili dello scalo e alle autorità competenti è semplice: l'aeroporto di Cagliari è davvero pronto a sostenere il crescente traffico internazionale che la Sardegna punta ad attrarre?

La mia non vuole essere una critica nei confronti del personale presente ai controlli o degli addetti aeroportuali, che ho visto impegnarsi per gestire una situazione difficile con le risorse a disposizione. Al contrario, ritengo che proprio loro siano le prime vittime di un'organizzazione inadeguata, trovandosi spesso a fronteggiare il malcontento e talvolta persino gli abusi verbali dei passeggeri esasperati dalle attese.

Se la Sardegna vuole consolidare il proprio ruolo tra le principali destinazioni turistiche del Mediterraneo, è necessario che l'accoglienza dei visitatori inizi in modo efficiente già dall'aeroporto. Quanto accaduto il 28 maggio non rappresenta un buon biglietto da visita per la nostra isola.

Cordiali saluti».

Giorgio Sechi – Sardo residente a Dublino

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