La Faola, comandante di nazionalità russa, 17 uomini di equipaggio tra egiziani e pakistani, era arrivata in porto il 28 maggio scorso con un carico di 2.200 tonnellate di tondino di ferro. Le cose si erano messe subito male. Mentre si apprestava ad attraccare la motonave aveva urtato la banchina danneggiando la stessa e lo scafo. La successiva ispezione del servizio Port State Control di Cagliari aveva portato a riscontrare numerose irregolarità che di fatto impedivano alla motonave di riprendere il mare. Si era poi verificato anche uno sversamento di sostanze inquinanti per il quale era dovuta intervenire la società concessionaria dei servizi di disinquinamento. Risultato: tra i danni provocati alla banchina e l'operazione di disinquinamento, la Faola ha accumulato nel giro di pochi giorni debiti per qualche centinaio di migliaia di euro per i quali, in assenza di garanzie solide da parte dell'armatore, irreperibile da una settimana, i creditori hanno chiesto e ottenuto dalla magistratura il sequestro cautelativo della motonave. Venerdì scorso è scattata l'emergenza umanitaria. Il comandante della Faola ha informato la Capitaneria di porto che non aveva più gasolio per assicurare i servizi essenziali a bordo, né acqua potabile e generi alimentari. Andando anche al di là dei suoi compiti istituzionali, il comandante della Guardia costiera Alberto Ugga è riuscito a mobilitare tutti quelli che potevano dare una mano d'aiuto. L'acqua potabile l'hanno portata i Vigili del Fuoco con una autobotte, un pastificio ha messo a disposizione farina e pasta, la Caritas e l'associazione Stella Maris di Cagliari altri generi di primo conforto. Nel frattempo, ulteriori accertamenti hanno permesso di scoprire irregolarità nei rapporti di lavoro dell'equipaggio che oltretutto lamenta gravi ritardi nel pagamento degli stipendi.
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