Un pomeriggio intero per ottenere una semplice ricetta. È il racconto, amaro e dettagliato, che Domenica Muravera, segretaria generale della Cgil Nuoro-Ogliastra, ha affidato a Facebook per denunciare ancora una volta l’emergenza della medicina di base nel territorio Nuorese.

«Cronaca vera», esordisce. «Vivo a Nuoro, non ho il medico di famiglia. Nessuno della mia famiglia ha il medico». Una premessa che fotografa una condizione ormai diffusa in città e nel circondario.

Muravera racconta di essersi recata nella Casa di comunità per una necessità minima: «Mi serve una ricetta (solo quella), non una visita. Entro nella casa di comunità, chiedo se c’è un medico, mi danno un numeretto e mi dicono di accomodarmi e di aspettare il mio turno. Ci sono due persone avanti e compiaciuta per il numero esiguo in coda, conto di cavarmela in pochissimo tempo».

L’attesa però si prolunga ben oltre le previsioni: «Sono trascorse due ore e ho ancora una persona prima di me che deve essere servita».

Il punto, sottolinea, non è il singolo episodio ma ciò che rappresenta: «Pensare che un intero pomeriggio se ne andrà perché mi serve un medicinale, pensare che è tempo sottratto al lavoro (quindi da giustificare), pensare che la tecnologia non venga utilizzata e che la ricetta elettronica sia stata una meteora, pensare che la prossima volta troverò un altro medico a cui dovrò spiegare il perché della mia ricetta. Devo solo sperare e augurarmi di non avere necessità di qualcosa che vada oltre la famosa ricetta».

Da qui l’accusa netta: «È gravissimo che una città come Nuoro e tutto il circondario siano privi della medicina di base». E ancora: «Immagino le file snervanti che mi dicono esserci di mattina di tutte quelle persone che per vivere hanno bisogno di medicinali, di lavoratrici e lavoratori costretti a chiedere permessi e ferie».

L’epilogo è quasi paradossale: «Epilogo: sono entrata, fatto ricetta. Dottoressa gentilissima ma il problema esula dai singoli medici». Il bersaglio, dunque, non sono i professionisti, ma un sistema che non riesce a garantire un diritto essenziale.

L’allarme lanciato dalla segretaria della Cgil si innesta su dati ufficiali messi nero su bianco nei giorni scorsi. La delibera 167 firmata dal direttore generale dell’Asl di Nuoro, Francesco Trotta, sull’individuazione degli ambiti territoriali carenti di Assistenza Primaria per il 2026, certifica 76 incarichi vacanti. Ogni posto scoperto equivale a circa mille pazienti senza medico: significa, potenzialmente, fino a 76mila cittadini privi di assistenza primaria.

Solo a Nuoro città gli incarichi vacanti sono 11, cioè undicimila persone senza medico di famiglia.

Nel Distretto di Nuoro risultano carenti 5 incarichi tra Bitti, Lula, Onanì, Orune e Osidda, 5 a Dorgali, 5 a Oliena, 6 tra Olzai, Oniferi, Orani, Orotelli, Ottana e Sarule, 6 tra Fonni, Gavoi, Lodine e Ollolai, 4 tra Mamoiada e Orgosolo e 11 nell’ambito 1.7, coincidente con la città di Nuoro. Il totale del distretto arriva così a 42mila cittadini privi di assistenza primaria. Nel Distretto di Macomer gli incarichi vacanti sono 8 tra Birori, Borore, Dualchi, Macomer, Noragugume e Sindia e altri 4 tra Bolotana, Bortigali, Lei e Silanus. Nel Distretto di Siniscola risultano 9 incarichi scoperti tra Lodè, Posada, Siniscola e Torpé e altri 4 tra Galtellì, Irgoli, Loculi, Onifai e Orosei. Nel Distretto di Sorgono si contano 4 incarichi vacanti tra Aritzo, Belvì, Desulo, Gadoni e Tonara, 2 tra Atzara, Meana Sardo, Ortueri e Sorgono e altri 3 tra Austis, Ovodda, Teti e Tiana. A tamponare le carenze intervengono gli Ascot, ma la coperta è tanto corta. L’emergenza pesa soprattutto su anziani e pazienti cronici, spesso costretti a rivolgersi alla continuità assistenziale o al pronto soccorso per prestazioni ordinarie. La delibera stabilisce che l’Asl procederà con un avviso pubblico per il passaggio a ruolo unico nell’assistenza primaria. Concluse le procedure, l’Azienda approverà con un nuovo provvedimento l’elenco definitivo delle sedi carenti, che sarà trasmesso alla Regione per la pubblicazione sul Buras. Intanto, però, la “cronaca vera” raccontata da Muravera restituisce la dimensione quotidiana della crisi: ore di attesa per una ricetta e migliaia di persone senza un medico di riferimento. Non numeri, ma cittadini.

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