Il ritorno in Barbagia dopo un anno d’intensa missione in uno dei luoghi più remoti del pianeta, in una continua sfida con se stessi, per sostenere la ricerca e così, il futuro dell’umanità. 

Per il meteorologo del Cnr Mario Lecca (40 anni) e l’ingegnere elettronico dell’Inaf, Marco Buttu (46) il rientro nelle loro case di Austis e Gavoi, alle porte del Natale, dopo mesi trascorsi nella base di Concordia, in Antartide. 

Un programma oltre ogni limite, quello dei due ricercatori insieme ad altri 11 compagni italo-francesi, nella missione promossa dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra) e finanziata dal Ministero dell’Università e Ricerca, con la gestione logistica dell’Agenzia ministeriale per l’energia (Enea).

Lo scorso 14 novembre, per Lecca e Buttu la partenza da Concordia fino alla base Zucchelli, da dove un C130 dell’Aeronautica, ha condotto il team in Nuova Zelanda. Qui alcuni giorni per ricaricare le batteria, fino alla partenza per la Sardegna. 

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«È stata un’esperienza unica»,  commenta Mario Lecca, mentre snocciola mesi di studio ed esperimenti climatici: «Ritornare alla civiltà dopo un lungo isolamento e quattro mesi di buio è stata la più parte più difficile. Mi sento un privilegiato, non solo sono necessari dei requisiti scientifici e accademici ma anche psico-fisici, vagliati attraverso duri test prima della partenza».

Lo ribadisce con orgoglio Lecca, che in Antartide sostiene di aver trovato non solo «un luogo di riflessione», ma anche «un laboratorio a cielo aperto per conoscere meglio il pianeta». Per il meteorologo, da anni in forze al Cnr di Genova, una quotidianità analizzando cristalli di ghiaccio, radiazione solare e l'atmosfera: «Fin dal nostro arrivo», dice Lecca, «abbiamo raccolto diversi campioni di ghiaccio che abbiamo spedito in Italia. Ci aiuteranno a ricostruire la nostra storia climatica fino a un milione e mezzo di anni fa, consentendoci di affrontare anche i cambiamenti climatici. Le particelle atmosferiche, invece, hanno evidenziato un grande inquinamento da Sud Africa e Sud America, su cui auspichiamo si possa intervenire».

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Da qui lo sguardo al futuro che Lecca immagina in Sardegna: «Ho lasciato l'Isola da ragazzino»,  dice il ricercatore, «mi farebbe piacere tornarci e lavorare in qualche importante ente di ricerca, formando le nuove generazioni col bagaglio di esperienza acquisito. Escludo per ora un ritorno in Antartide».

E anche Marco Buttu, alla terza spedizione a Concordia traccia un bilancio positivo: «Ormai l'Antartide è come casa», commenta il ricercatore gavoese: «Il ritorno a Gavoi non mi ha provato, anzi mi sono messo subito in moto per concludere i progetti avviati da tempo, fra cui un libro con Mondadori e altre opere, fra cui un romanzo».

Anche per Buttu, una routine al di fuori dei canoni normali, al lavoro fra l’osservatorio di sismologia e i sistemi di monitoraggio geomagnetici: «Non è stato facile poter operare con delle temperature proibitive, ma anche stavolta ho cercato di farmi trovare pronto. Gli studi effettuati, fra cui quelli sulla più intensa attività solare, registrata nei mesi scorsi, saranno molto utili per il nostro futuro».

E Buttu, di fermarsi non ne vuole di certo sapere: «Dopo alcuni giorni a Gavoi sono nuovamente in viaggio per scoprire nuove culture. In primavera sarò nuovamente operativo all’Inaf, pronto a dare il mio supporto alla scienza». Tornare in Antartide?: «Ora dovrò fermarmi per due anni», ride, «poi farò delle valutazioni: nulla è escluso».

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