Dichiarazione dello stato di emergenza per 12 mesi e prime risorse, 5,5 milioni, a disposizione per gli interventi più urgenti: questo prevede la delibera della Giunta regionale adottata dopo il passaggio del ciclone Harry sulla Sardegna. La misura è stata  proposta dalla presidente della Regione, Alessandra Todde,  e dall’assessora all’Ambiente, Rosanna Laconi.

Contestualmente alla dichiarazione dello stato di emergenza, e in attesa dell'approvazione dei provvedimenti legislativi necessari, con i quali saranno stanziate le  risorse  per fronteggiare i danni, la Giunta regionale ha disposto la messa a disposizione delle prime risorse finanziarie regionali per fronteggiare le necessità più urgenti:  5,5 milioni di euro, già stanziati sul bilancio regionale 2025-2027 per l’annualità 2026, destinati «a sostenere gli interventi di somma urgenza, la messa in sicurezza del territorio e il primo ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali». 

«La Sardegna ha fronteggiato un evento meteorologico di portata eccezionale, con impatti severi sulla vita dei cittadini e sulle infrastrutture», ha dichiarato l’assessora Laconi. «Abbiamo deciso sin da subito non solo di dichiarare lo stato di emergenza, ma anche di attivare risorse concrete per garantire interventi immediati a tutela delle persone, del territorio e dei servizi essenziali».

La Regione ha inoltre avviato la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza nazionale alla presidente del Consiglio dei Ministri, «condizione necessaria per l’attivazione di ulteriori strumenti straordinari e di risorse aggiuntive per la gestione e il superamento dell’emergenza».

Video di Alessandra Carta

Il capo del dipartimento nazionale della Protezione civile, Ciciliano, intervenuto ieri a Cagliari e impegnato in sopralluoghi nelle aree colpite, ha ribadito l’attenzione del Governo nazionale «verso la situazione in atto, confermando la volontà di attivare strumenti e risorse straordinarie a sostegno degli interventi immediati e delle successive attività di ripristino».

La conta dei danni continua. 

(Unioneonline/E.Fr.)

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