Il ministro: «Deposito delle scorie nucleari, aree militari già a disposizione»
Pichetto Fratin: «Struttura prioritaria, operazione da chiudere entro un anno». Reazioni dalla Sardegna, Moro (Psd’Az): «L’Isola ha già dato»Scorie nucleari
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«Sul fronte nucleare si sta chiudendo la parte deposito, un processo nel quale vale più la trasparenza che altro. Stiamo riaprendo le candidature e, se non ve ne fossero, ci sono le aree militari: ho la disponibilità della Difesa per alcune di esse. In ogni caso il deposito unico nazionale dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività è la prima cosa e va chiusa entro un anno».
L’ha detto il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo alla conferenza annuale di Confindustria Energia a Roma.
L’esponente del Governo Meloni ha fatto riferimento alla necessità di portare a compimento l’infinito iter per la costruzione del deposito unico per le scorie, progettato dalla Sogin, società pubblica che da svariati lustri lavora sulla struttura.
La mappa con le aree idonee per deposito e parco tecnologico è già stata stilata. Otto sono in Sardegna, nei territori di Albagiara, Assolo e Usellus; solo Albagiara e Usellus; Mandas e Siurgus Donigala; Segariu e Villamar; Setzu, Tuili, Turri e Ussaramanna; Nurri; Ortacesus; Guasila. Tutti i Comuni hanno detto no. Ora rispunta l’ipotesi delle aree militari, per bocca del ministro Fratin. Bisogna sottolineare che i criteri di esclusione per l’individuazione dei potenziali siti comprendevano zone «caratterizzate dalla presenza di attività industriali a rischio di incidente rilevante, dighe e sbarramenti idraulici artificiali, aeroporti o poligoni di tiro militari operativi». Ossia, tra gli ultimi, tutti i poligoni sardi. Ma nelle carte di Sogin si legge anche che «nel corso delle analisi a livello nazionale è stato possibile operare esclusioni omogenee soltanto riguardo le attività industriali a Rischio di Incidente Rilevante sulla base dei dati forniti dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare». Per le aree militari erano stati annunciati approfondimenti. Inoltre, nell’Isola non ci sono solo i poligoni: le aree della Difesa sono tante ed estese.
Secondo l’ultimo inventario dell’Isin, autorità italiana per la sicurezza nucleare, alla fine del 2025 erano presenti circa 34.606 metri cubi di rifiuti radioattivi, il 2,49% in più rispetto all’anno precedente. Provengono dalle vecchie attività nucleari, dalla medicina, dall’industria e dalla ricerca.
L’annuncio di Pichetto scatena le prime reazioni nell’Isola: «Proponendo il deposito delle scorie nelle aree militari, il ministro minaccia la Sardegna e non c'è nessun motivo tecnico o geologico che renda quest'isola più adatta di altre», attacca il presidente del Psd’Az, Antonio Moro, «La logica è un'altra, e si legge tra le righe: dove il territorio è già sottratto, il passaggio è più semplice. Dove è già stato espropriato l'uso civile, l'espropriazione successiva costa meno attriti. Ma la somma non si annulla: si accumula. La Sardegna non ha un debito da saldare con lo Stato. Anzi. Ha già dato: in ettari, in mare chiuso, in salute, in occasioni mancate, nei decenni di silenzio su ciò che accadeva dentro quei poligoni». Paventare il rischio che ora diventi anche il deposito delle scorie nucleari del Paese, prosegue Moro, «significa dire a un'isola che i due terzi del peso militare nazionale non bastavano. Le scorie radioattive devono restare lontane dalla Sardegna. Il deposito si cerchi altrove, con candidature vere, con procedure trasparenti, con comunità che possano dire sì o no sapendo cosa comporta, non per trascinamento su territori che il vincolo militare ha già piegato, sottratto e compromesso».
