«Oltre 2.700 ettari di estensione territoriale, 800 metri di dislivello, 8 diramazioni, frutteti, oliveti, arnie, ovili, stalle, scuderia, officine, caseificio, cantina, 188 detenuti, enormi potenzialità per la maggior parte inespresse e sostanziale stato di abbandono che si protrae da decenni».

Questa la situazione che si è presentata durante un sopralluogo nella colonia penale di Mamone alla delegazione della Uil Fp polizia penitenziaria composta dal segretario generale Gennarino De Fazio, dal segretario regionale Michele Cireddu e dai dirigenti territoriali di Nuoro, Gian Luigi Pessei e Mario Casula.

«La casa di reclusione di Mamone, nata come colonia agricola, mantiene tuttora la sua peculiare vocazione, ma deve scontare evidentemente il prezzo di politiche miopi che l’hanno portata negli anni a vedere svilite moltissime delle sue potenzialità – dichiara Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp polizia penitenziaria -, tanto che il ‘paesello’ interno, un tempo con scuole, ufficio postale, caserma dei carabinieri e molto altro, è ormai ridotto a ruderi mentre delle 8 diramazioni ben 3 sono dismesse e quelle attive o in ristrutturazione presentano molte pecche».

Anche per quanto riguarda la questione abitativa: «Basti pensare alle stanze (celle) per i detenuti che possono arrivare fino a 14 posti letto con un solo bagno. Ma la situazione non è certo migliore per il personale, insufficiente negli organici, 103 agenti assegnati, compresi quelli del Servizio a cavallo, quando ne necessiterebbero almeno 180, costretto a spostarsi frequentemente fra le varie diramazioni, distanti dalla Centrale fino a 14 chilometri. Pure gli edifici dove alloggiano gli agenti presentano moltissime pecche e già a prima vista paiono di dubbia salubrità e sicurezza».

Secondo De Fazio «quando si discetta, soprattutto nei convegni o a favore di telecamere, di finalità rieducativa della pena, di lavoro per i detenuti, di abbattimento della recidiva, di senso e umanità della detenzione, più che ad astrazioni filosofiche occorrerebbe fare riferimento a queste realtà concrete che andrebbero rese modello virtuoso e che rimangono quantomeno sottoutilizzate e a lunghi tratti, come detto, abbandonate».

(Unioneonline/A.D.)

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