DAL NOSTRO INVIATO

PIERA SERUSI

Marirosa Contu, 55 anni, due figli, primogenita di Angela Podda, 80 anni, assassinata domenica scorsa nella sua casa di via Canio, ha confessato ieri a mezzogiorno, in Questura a Nuoro, mentre a Gavoi, nella parrocchiale di San Gavino Martire, tutto il paese seguiva la funzione funebre per l'ultima donna ammazzata. Ha confessato perché aveva un peso nel cuore e perché non poteva fare altro: nella sua soffitta la Polizia ha trovato i cocci della bottiglia usata come arma, i guanti di lattice indossati per cancellare gli schizzi di sangue, lo straccio col quale aveva pulito la scala, il pavimento e il cadavere.

IL MOVENTE «L'ho uccisa perché nella divisione dell'eredità privilegiava mio fratello e mia sorella. Io le avevo chiesto di essere più giusta, lei non ne voleva sentire e abbiamo litigato...». L'eredità, l'argomento del quale più si discuteva in famiglia dopo la morte del padre Domenico, spirato giusto un mese fa. Una confessione fiume, tra le lacrime, davanti al procuratore della Repubblica Andrea Garau, al sostituto Luca Forteleoni e al dirigente della squadra mobile Fabrizio Mustaro. Marirosa Contu è arrivata in Questura, ancora in pigiama e vestaglia, su una volante della polizia che è andata a prenderla in ospedale. Al San Francesco era stata ricoverata per un infarto domenica scorsa, subito dopo il ritrovamento del cadavere della madre. È crollata subito sotto il fuoco di fila delle domande degli investigatori e soprattutto davanti alle prove inconfutabili della sua colpevolezza.

IL RAPTUS «...Abbiamo litigato, le ho strappato la bottiglia di birra vuota che aveva in mano e l'ho colpita alla testa tante, tante volte». Lei non ha ricordato quante, ma il referto del medico legale che ha eseguito l'autopsia ha stabilito che la sua furia si è sfogata sei volte sul capo della povera mamma. Angela Podda è caduta distesa sul pavimento dell'ingresso-soggiorno al pianterreno, poi la figlia l'ha trascinata per un paio di metri fino a un tappeto tra la cucina e le scale, ha nettato via il sangue sul collo e sui capelli, ed è tornata nell'altro vano per raccogliere i cocci della bottiglia, pulire gli schizzi, cancellare le tracce.

SCENA ALTERATA Ha messo tutto in una busta, compresi i guanti coi quali ha pensato di proteggersi le mani e la fedina penale, ha lasciato socchiuso il portone per aggiungere un elemento allo scenario più scontato di una rapina, ha attraversato il giardino e salite due rampe di scale è rientrata nel suo appartamento, all'ultimo piano della palazzina di proprietà della mamma.

IL SOSPETTO Gli investigatori hanno cominciato a sospettare qualcosa già lunedì pomeriggio, quando l'autopsia ha chiarito che Angela Podda non era morta cadendo dalle scale e dopo che gli agenti del commissariato sono tornati in via Canio 29 per chiudere la casa e sistemare i sigilli sul portone. Di nuovo, dopo il primo sopralluogo di domenica notte, gli uomini della Scientifica di Cagliari, il dirigente della Mobile di Nuoro, il procuratore Garau e il sostituto Forteleoni hanno lavorato tra le stanze dell'abitazione fino alle quattro di ieri. Decisivo il sopralluogo nell'appartamento all'ultimo piano. Qui sono state trovate impercettibili tracce di sangue e, ben nascosta in soffitta, una busta che ora finirà repertata con tutto il contenuto. Cocci di vetro marron, guanti, uno straccio macchiato di rosso. Marirosa ha pulito, ha cercato di mettere ordine. Con l'inferno nel cuore.
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