Si è concluso con pesanti condanne il processo, celebrato a Tempio, a carico dei presunti componenti di una organizzazione di narcotrafficanti sardo-albanese attiva a Olbia sino al 2018. I giudici (collegio presieduto dalla magistrata Caterina Interlandi) hanno accolto le richieste della pm della Dda di Cagliari, Rossana Allieri, anche se è caduta – come chiesto dalle fise – la contestazione dell’associazione a delinquere. 

Il presunto capo della banda, l’albanese Malo Ramazan, difeso dal penalista Giampaolo Murrighile, è stato condannato a 11 anni e sei mesi di carcere per la detenzione e il trasporto della cocaina. L’olbiese Giovanni Biosa è stato condannato a sette anni di reclusione. I giudici hanno riconosciuto responsabile (detenzione e trasporto della cocaina) Natalino Aisoni, di Monti, condannato a dieci anni di reclusione. Otto anni di carcere sono stati invece inflitti all’albanese Arjan Sagajeva, sei anni al senegalese Omar Ndiaye (difeso dall’avvocata Cristina Cherchi). Skender Jousufi, anche lui albanese e considerato uno dei personaggi di spicco della presunta organizzazione, è stato condannato a nove anni di carcere.

I giudici del Tribunale di Tempio hanno accolto la tesi della pm Allieri anche per Loreta Asara, olbiese, condannata a quattro anni di reclusione.

Altra figura di spicco del processo è quella dell’alaese Lucio Baltolu, condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione. Baltolu, difeso dalla penalista Angela Corda, successivamente è stato indagato nell’ambito di altri delicati fascicoli della Dda. Il Tribunale di Tempio ha condannato a due anni Christian Gusinu (pena sospesa). Stefano Pinna è stato assolto per non aver commesso il fatto. 

L’operazione Seaway, condotta dai carabinieri di Olbia, portò all’arresto di 17 persone. Secondo la Dda, la cocaina veniva trattata per modificarne il colore e la "struttura" (coca negra o black cocain).

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