La sfida del colosso immobiliare JHSF in Gallura è chiara, si parla di una nuova destinazione turistica di lusso a Porto San Paolo. Il polo alternativo alla Costa Smeralda, con vista su Tavolara, per i brasiliani di JHSF è un obiettivo strategico. Il progetto da centinaia di milioni di euro (ville, un albergo a cinque stelle, campo da golf e porto turistico) ha messo in allarme la Giunta regionale perché i verdeoro, per accelerare i tempi, stanno utilizzando la procedura speciale Zes, ossia un iter incentrato sul rapporto diretto tra governo nazionale e Comune di Loiri Porto San Paolo, caso unico in Sardegna. L’amministratore delegato della società sardo brasiliana Tavolara Bay, Alberto Biancu, fa il punto della situazione, anche riguardo alle tensioni con la giunta regionale.

Alberto Biancu, come si è arrivati all’incontro tra brasiliani e sardi?

«Il contatto è nato attraverso relazioni comuni. La JHSF è stata invitata a visitare l’area e ha riconosciuto subito le caratteristiche uniche di Porto San Paolo e della Gallura, non solo dal punto di vista turistico, ma anche per identità, paesaggio e posizione strategica. Prima di avviare la collaborazione sono stato in Brasile e Uruguay per visitare alcuni dei loro progetti. Ho potuto vedere da vicino il livello qualitativo degli investimenti, il metodo di lavoro, l’attenzione al contesto e le ricadute economiche generate nei territori in cui operano. A Punta del Este, una destinazione per certi versi simile alla nostra, sono riusciti a creare un modello capace di mantenere servizi e attività aperti tutto l’anno, con benefici concreti per la comunità locale in termini di servizi, infrastrutture e opportunità».

Mettiamo subito i paletti, così spieghiamo cosa sta succedendo a Porto San Paolo. Le iniziative sono due?

«Il progetto - la realizzazione di una nuova destinazione turistica - si sviluppa in più fasi e riguarda aree e procedure differenti, che spesso nel dibattito pubblico vengono sovrapposte. La procedura oggi effettivamente avviata riguarda Punta La Greca e la trasformazione della villa esistente e delle aree pertinenziali a fini turistico-ricreativi, senza aumento delle volumetrie esistenti, trattandosi di un’area all’interno della fascia dei 300 metri dal mare. Questa richiesta è stata approvata dalla struttura ZES ed è oggi all’esame del Consiglio dei Ministri. Il punto centrale è che l’area passa da un utilizzo esclusivamente privato a una destinazione con finalità turistico-ricreative. La fase successiva - che riguarda l’eventuale sviluppo dell’albergo, delle ville e dei servizi collegati, in un’altra area di Porto San Paolo — è invece ancora in una fase preliminare di confronto con Regione, Comune di Loiri Porto San Paolo ed enti competenti. Ad oggi non esiste alcun progetto formalmente presentato relativo a ville o strutture ricettive. Su questo punto si è generata molta confusione, che anche l’amministrazione comunale ha già contribuito a chiarire».

Perché avete scelto la procedura Zes?

«In un progetto complesso come questo, il principale valore della Zes è la possibilità di concentrare il confronto tecnico e amministrativo all’interno di un’unica conferenza di servizi, garantendo maggiore chiarezza nei tempi e nelle interlocuzioni. Naturalmente esistono anche misure di incentivo agli investimenti, ma il punto centrale resta la possibilità di affrontare in modo coordinato il progetto». 

È evidente lo scontro con la regione sarda. Siete consapevoli di questo?

«Parliamo di un progetto che coinvolge temi urbanistici, paesaggistici e istituzionali importanti, ed è normale che esistano valutazioni e posizioni differenti. Con la Regione Sardegna il dialogo è aperto e continuo. Crediamo che il confronto tra istituzioni e soggetti coinvolti sia parte naturale di un processo di questa portata. Il nostro obiettivo non è forzare i passaggi, ma costruire un percorso condiviso. Il nostro compito è lavorare affinché qualsiasi iniziativa si sviluppi nel pieno rispetto delle norme, del contesto paesaggistico e ambientale e delle prerogative degli enti coinvolti. Comprendiamo la sensibilità che in Sardegna esiste su questi temi e riteniamo fondamentale mantenere un dialogo aperto e costante con la Regione e con il territorio. Il nostro interesse non è imporre un percorso dall’alto».

Ci sono molte aspettative per un investimento come questo, ma anche molte preoccupazioni. Sotto il profilo ambientale e paesaggistico quali sono le garanzie?

Da sardo e da cittadino di Porto San Paolo conosco bene la sensibilità che esiste su questi temi. Il progetto è stato impostato su un modello a bassa densità: solo il 3 per cento circa delle aree sarà interessato dall’edificazione, mentre la restante parte rimarrà destinata a spazi aperti e verde. La volumetria prevista è quella già contemplata dal Piano urbanistico comunale di Loiri Porto San Paolo e il nostro obiettivo è lavorare all’interno di un equilibrio corretto tra tutela del paesaggio, sostenibilità economica e sviluppo del territorio. Crediamo che oggi la vera sfida non sia scegliere tra tutela e sviluppo, ma costruire progetti capaci di tenere insieme entrambe le cose nel lungo periodo». 

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