Dalla magia de Su filindeu alla delicatezza del pane lavorato come un gioiello prezioso, tra laboratori, degustazioni d'autore e colazioni contadine, aneddoti, musica e cineforum. A Olbia, si chiude oggi AgriCultura, un viaggio tra tradizioni, saperi e  sapori autentici per celebrare il pane e il suo valore identitario per l'Isola. Organizzata da Mulinu, cooperativa di piccoli produttori con sede ad Alghero, che macina solo grano della Nurra con tecniche antiche, e ospitata nelle ex Casermette, “la manifestazione nasce con l'obiettivo di far conoscere la ritualità legata al pane per cercare di rinsaldare il legame tra la terra e chi la abita”, ha detto il presidente del Mulinu, Pietro Fois.

Non solo cibo, ma un filo invisibile che intreccia riti ancestrali, comunità, salute, storia e arte, la rassegna, un fitto programma di due giorni, ha raccontato, tra tavole rotonde, immagini e proiezioni, la sacralità del pane, tra credenze pagane e simboli comunitari, i suoi benefici per la salute e il potente richiamo alla memoria e alle radici. A fare da cornice all'evento, la mostra fotografica e di pittura ‘Questo filo di pane, tra miseria e fortuna’, un omaggio a Fabrizio De Andrè negli scatti di Reinhold Kohl e nei dipinti di Cinzia Ghigliano.

“Abbiamo scelto di dedicare a De Andrè questo allestimento per onorare il suo legame viscerale con la Sardegna e con le sue tradizioni”, ha spiegato Fois che ha aggiunto di aver voluto portare il progetto a Olbia “perché nelle grandi città e nei capoluoghi di provincia è necessario rinsaldare la connessione tra la terra e la comunità”. In Gallura, ha concluso Fois,  “che ha molte potenzialità, c'è solo un mulino a pietra, ad Arzachena”.

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