Cala il sipario sulla quarta edizione della Maker Faire Sardinia, dedicata all’innovazione e organizzata dall’ingegnere e project manager di FabLab Olbia, Antonio Burrai. «Il bilancio è ottimo -  afferma-  sia per il numero di visitatori  che per il  grande interesse dimostrato dai turisti stranieri che hanno affollato le sale».  Stranieri che, con l’occasione, hanno partecipato anche ai laboratori sottolineando il carattere di internazionalità legato all’evento culminato con l’assegnazione di diversi premi: Best Maker è Gabriele Orotelli per le sue action figure Sardo Pop, Best Artist è l’artista olbiese Marcello Steri con il progetto POI-Proces of Idea mentre il Best Project premia l’innovazione robotica della Clinica Veterinaria Giaconella.

Una tre giorni vivace che ha messo insieme tanti giovani talenti e ospiti di spicco come l’ingegnere Enrico Dini, pioniere della stampa 3D. Figlio di Egisto, ingegnere della Piaggio e collaboratore di Corradino D'Ascanio - il geniale inventore della Vespa e pioniere dell'elicottero -  l’ingegnere Enrico Dini segue quelle orme sviluppando fin da giovane una passione per la robotica e per i sistemi automatizzati, una passione che lo avrebbe portato a diventare uno dei nomi mondiali della fabbricazione digitale.

«Oltre venti anni fa mi sono accorto del futuro che poteva avere la fabbricazione digitale applicata alle costruzioni – ha ricordato Dini-  Allora ho fatto un brevetto per fare la stampa delle case in 3D. E così sono diventato famoso come quello che stampa le case». Una visione, allora quasi fantascientifica, che contribuì a far conoscere il suo nome nel mondo dell'architettura e dell'ingegneria internazionale, progressivamente trasferitasi dalla costruzione di edifici per gli esseri umani verso una sfida ancora più ambiziosa: utilizzare la tecnologia per aiutare la natura a rigenerarsi. «Io che volevo fare le case come Gaudì incontrai Mark Burry, l'architetto neozelandese noto per il suo lungo lavoro all'interno del team della Sagrada Família di Barcellona. Attraverso l’analisi dei problemi della Grande Barriera Corallina australiana, colpita dai fenomeni di sbiancamento legati ai cambiamenti climatici, mi suggerì di immaginare strutture pensate per altre forme di vita». Un incontro destinato a segnare una svolta nella ricerca di Dini che quel momento rivolse l'attenzione al mare e alle possibilità offerte dalla fabbricazione digitale per contribuire al recupero degli habitat naturali, acquisendo competenze da biologi marini, ecologi, ricercatori e università, che gli hanno permesso di sviluppare una nuova visione dell'architettura in dialogo con l’ecosistema. Così le sue “case per pesci” assumono forme organiche, ispirate ai processi naturali e studiate per offrire rifugio a pesci e invertebrati, favorire l'insediamento di nuove comunità biologiche e creare substrati adatti alla ricrescita della Posidonia oceanica, una delle specie più importanti per la salute del Mediterraneo.

«La vera sfida del presente e del futuro– ha spiegato alla Maker Faire - consiste nella possibilità di generare ecosistemi da zero con l'obiettivo di trasformare porzioni di mare degradate o impoverite in ambienti ricchi di vita, contribuendo all'aumento della biodiversità e al ripopolamento delle specie ittiche».  La tecnologia D-Shape di Dini è già in Sardegna, nelle acque del Parco dell'Asinara. «Qui sono stati collocati settantacinque moduli realizzati con la mia tecnologia – ha raccontato - Le strutture sono state progettate per il ripopolamento ittico, ispirate a forme organiche, progettate per massimizzare la loro capacità di ospitare organismi marini e creare nuove opportunità di insediamento per molte specie. Il monitoraggio scientifico che accompagna il progetto consentirà di valutare nel tempo l'efficacia di queste installazioni». Le applicazioni sono molteplici, ad esempio pannelli e superfici progettati per migliorare la qualità biologica delle pareti verticali dei porti, trasformando ambienti normalmente poveri di biodiversità in habitat favorevoli all'insediamento di organismi marini. «La tecnologia può contribuire a trasformare il rapporto tra uomo e natura, passando da una logica di semplice sfruttamento a una di collaborazione e rigenerazione – avverte l’inventore  - Non si tratta di allevare specie in cattività, ma di creare condizioni favorevoli affinché le popolazioni naturali possano crescere e diffondersi autonomamente nei loro habitat».

La stessa visione che lo ha portato a immaginare nuovi ecosistemi marini lo ha spinto anche a guardare oltre la Terra. Nel corso degli anni ha partecipato a iniziative internazionali candidando progetti per la costruzione di case  sulla Luna, progetti ereditati da Agenzie spaziali e Nasa le quali hanno dato avvio a una nuova branca dell’architettura, la Space Architecture. Oggi Enrico Dini considera il mare il campo più promettente per applicare le proprie competenze, una prospettiva che porta la stampa 3D da tecnologia costruttiva a  mezzo per progettare il futuro della biodiversità e contribuire alla rigenerazione degli ambienti naturali.

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