Fuori dalla fossa dell'indifferenza
di Antonio MasalaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Passare la notte in una panchina non è la pena di un condannato ma la penitenza di un innocente. Fracassargli la fronte con una sassata non è la banale punta di razzismo ma la normale risposta del disagio mentale di quattro sgarruppati magari imbottiti di alcol e canne per confermare al mondo degli assurdi la fenomenale lievitazione degli asini che diventano aquile. I tipi sono quelli, non cambiano. Gli stessi che avevano torchiato un omosessuale, che infastidiscono i vecchietti e che fanno il pari con quelli che l'altra notte hanno scagliato il sasso.
Il razzismo non c'entra, il bullismo tanto quanto lo stress quando non si capisce la malattia, la mini criminalità forse ci sta. Le intelligenze più ricche e ben disposte hanno il dovere di ribellarsi oltre i rituali scontati, lavorando per evitare che Oristano sprofondi nella fossa dell'indifferenza a cui si sta paurosamente avvicinando. Non può continuare a riflettersi nello specchio magico che deforma i tratti altrui ed esalta quelli propri ingannando se stessa e la realtà. Il pericolo vero è chiudere la sassata al rumeno, l'angheria al diverso, con una sassata alla coscienza collettiva che la riduca all'impotenza cercata. Che la porti al lasciar correre, al chi se ne frega, al peccato del non far niente col pretesto che non si può fare tutto.