Dal semplice «vogliono derubarci e basta» a «sono capre» per concludere con un «puzzano e basta».

La conversazione è intercettata dalla procura di Potenza, che ha in corso un'indagine su un giro di escort e su presunti affari illeciti del principe con esponenti dei Monopoli di Stato. E viene resa nota dopo l'arresto del principe. La pubblicazione genera moti d'ira tra i sardi, dai rappresentanti istituzionali a quelli dei partiti sino alla gente Comune.

Gli indipendentisti, però, non tollerano l'offesa e nonostante Marina Doria, consorte dell'erede del re d'Italia, si scusi, nei giorni successivi sotto la statua di Carlo Felice compare una scritta: 'Savoia Zenia de Porcos' (Savoia stirpe di maiali). A usare lo spray rosso è Bustianu Cumpostu, leader storico di Sardigna Natzione. Accanto alla scritta c'è un cartello su un foglio bianco che avverte che la base della statua sarà ripulita entro dieci giorni. Ma questo non elimina il reato: deturpamento aggravato. Per questo Cumpostu riceve un decreto penale di condanna a dieci giorni convertiti in 400 euro di multa. Lui e il suo avvocato si oppongono e chiedono il rito abbreviato. Giovedì saranno in tribunale davanti al Gup Giorgio Altieri. Ci sarà anche un gruppo di indipendentisti che sta organizzando una manifestazione di solidarietà a Cumpostu.

«Ho solo fatto il mio dovere di figlio della Sardegna dopo che il cosiddetto principe di Savoia aveva detto che eravamo puzzolenti. Qualcuno doveva dargli una risposta e gliel'ho data io», commenta Cumpostu. Che preannuncia quale sarà il suo atteggiamento processuale: «Chiederò al giudice di scontare dieci giorni di galera perché considero immorale pagare 400 euro di multa allo Stato italiano per aver fatto il mio dovere di figlio della Sardegna». Cumpostu, tramite il suo avvocato, Enrico Paolini di Bosa, preannuncia che chiederà ai giudici di parlare in sardo.

Appena si era diffuso il testo dell'intercettazione, i sardi avevano reagito. I consiglieri della provincia di Oristano avevano formalmente invitato il principe a non mettere più piede nell'Oristanese. Il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau aveva definito l'affermazione «grave», Emilio Floris aveva auspicato le scuse ufficiali del principe, ritenendo insufficienti quelli della moglie. Il più clemente era stato Settimo Nizzi, sindaco di Olbia: «La sua è stata una leggerezza». L'unica voce a difesa dei sardi, che in queste e in poche altre circostanze sanno unirsi. (f.ma.)
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