«Basta con tecnologie non mature e costose come l’eolico off shore». Le parole di Giorgia Meloni hanno colto nel segno, nonostante i distinguo di parte.

Le reazioni. Pietro Pittalis, segretario regionale di Forza Italia e vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, ricorda. «Per quanto riguarda la Sardegna, c’è un lungo lavoro pregresso, con la richiesta di un’attenzione secondo cui lo sviluppo della nostra regione debba passare da altre iniziative rispetto all’eolico. Siamo l’Isola del turismo e questo assalto sia a terra che dal mare è ingiustificato». Il Pd dice la sua da Cagliari, con Antonio Solinas, presidente della Quinta commissione Energia: «Prendiamo atto con soddisfazione che il Governo ha cambiato idea sull’eolico off shore», dice. «Dopo la bocciatura delle leggi sarde da parte della Consulta, la Giunta sta predisponendo il ricorso per impugnare la legge nazionale sulle aree idonee. In tempi contestuali, la quarta e la quinta commissione stanno esaminando la Pratobello24, e l’esecutivo sta lavorando a un disegno di legge per dare alla Sardegna uno scudo normativo contro le speculazioni. Bisognerà vedere se si arriverà in Consiglio con una proposta unitaria: di sicuro serve un impegno comune per aggiustare la situazione».

FdI. A rinforzare i concetti espressi dalla premier pensa Salvatore Deidda, presidente della commissione Trasporti della Camera: «Il tempo della speculazione selvaggia, mascherata da finta transizione ecologica, è finito. È una posizione che ho sempre sostenuto e che ora trova la sua massima conferma nella linea tracciata da Giorgia Meloni», argomenta Deidda. «Di fronte alla ferma azione del Governo, assistiamo all'ipocrisia delle opposizioni. In Parlamento, M5S e Avs accusano l'esecutivo di “bloccare le rinnovabili”, da qui la risposta della premier, mentre sui territori, come in Sardegna, si ergono a paladini del “no” a tutto. Si mettano d'accordo: o si sta dalla parte di chi vuole fermare il Far West o si è complici degli speculatori».

Le accuse. Più duro, dai seggi della maggioranza in Consiglio regionale, Giuseppe Frau (Uniti per Todde): «Giorgia Meloni, dopo quattro anni, ci parla di difesa delle coste. Sorprende questo cambio di rotta visto che il suo governo ha autorizzato impianti, a terra e non, senza adeguate valutazioni ambientali», argomenta Frau. «Il no all’off shore non diventi un pretesto per aumentare la pressione sul territorio». Chiusura per i pentastellati sardi, anche loro critici: «La variabilità delle rinnovabili si gestisce con accumuli, pompaggio e smart grid», dice Gianluca Mandas (M5S). «Questo Meloni dovrebbe saperlo, come dovrebbe sapere che il problema delle bollette italiane è che il prezzo dell’elettricità è ancora fortemente legato al gas. Meloni avrebbe già dovuto intervenire sul meccanismo che tiene il prezzo unico regionale esposto al gas. Non l’ha fatto».

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