Energia, dalla guerra in Iran prezzi sempre più alti. L’allarme: «In Sardegna i rincari aumentano, stangata a fine anno»
L’analisi della Cna: «A fine settembre il gasolio costa 13 centesimi al litro più della media italiana»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Dall'inizio del conflitto in Iran il caro energia ha imposto a famiglie e imprese italiane un maggiore esborso stimato in circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio. È quanto emerge dai dati della Cna (Confartigianato) aggiornato al 30 settembre che il Centro Studi di Cna Sardegna ha letto in chiave regionale per misurare la condizione dell'Isola rispetto al resto d'Italia.
Per la Sardegna, dove il tessuto produttivo è composto in larga parte da micro e piccole imprese artigiane e dove ai costi dell'energia si sommano da sempre gli svantaggi dell'insularità, il tema assume un rilievo ancora maggiore. «Nella rilevazione del ministero del Made in Italy (Mimit) del 30 settembre l'Isola registra un prezzo del gasolio pari a 2,339 euro al litro, contro una media nazionale di 2,207, e una benzina a 2,122 euro, contro 2,028».
Quasi la metà dell'aggravio dei costi deriva dai carburanti: «Il maggiore costo di benzina e gasolio è stimato tra 7,4 e 7,6 miliardi di euro. Seguono l'energia elettrica, con 5,8-6 miliardi, e il gas direttamente consumato da famiglie e imprese, con 3-3,3 miliardi. Il solo mese di settembre ha prodotto un conto aggiuntivo tra 4,6 e 5,2 miliardi, circa un terzo dell'intero aggravio accumulato dall'inizio di marzo».
Secondo l’associazione se i prezzi calmierati di benzina e gasolio saranno prorogati fino alla fine dell'anno e le quotazioni di elettricità e gas rimarranno sui livelli medi di settembre, il maggiore conto energetico potrebbe raggiungere circa 33 miliardi di euro a fine 2026: il solo quarto trimestre rischia di aggiungere oltre 16 miliardi ai 16,5 già accumulati. «Il contenimento dei prezzi dei carburanti può valere tra 400 milioni e oltre un miliardo, a seconda di durata ed estensione della misura: un beneficio significativo, ma non sufficiente a neutralizzare la pressione che, con la stagione fredda, si sposterà sulle bollette di elettricità e gas».
La benzina ha raggiunto a settembre i valori più alti dal marzo 2022, mentre il gasolio ha stabilito un nuovo massimo storico nominale nella serie settimanale disponibile dal 1996: la media nazionale è salita a 2,141 euro al litro per la benzina (21 settembre) e a 2,351 per il gasolio (28 settembre). In questo quadro la Sardegna si colloca stabilmente sopra la media. Per il gasolio, tra le regioni, è al terzo posto a pari merito con la Calabria (2,339 euro), dietro a Sicilia e Valle d'Aosta (2,342); la sola Provincia autonoma di Bolzano registra prezzi più alti, con 2,360 euro.
«I numeri elaborati dal nostro Centro Studi – dichiarano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale di Cna Sardegna – dicono che il caro energia non è una parentesi: 16,5 miliardi in più in sette mesi, quasi 5 solo a settembre. In Sardegna questo conto si somma a carburanti stabilmente sopra la media nazionale, con il gasolio a oltre 13 centesimi di scarto. Per le nostre imprese, che usano ogni giorno furgoni e veicoli da lavoro, in un territorio dove la mobilità su gomma è indispensabile, significa margini erosi e investimenti rinviati».
Anche con i prezzi calmierati, proseguono Tomasi e Porcu, «il rischio è una stangata a fine anno, con un conto che potrebbe sfiorare i 33 miliardi. Gli interventi adottati hanno frenato i prezzi negli ultimi giorni di settembre, ma non possono sostituire una strategia strutturale».
(Unioneonline/A.D.)
