Due pietre istoriate riaffiorano dal territorio di Ovodda e riportano l'attenzione su una pagina ancora da approfondire della preistoria sarda. I reperti, rinvenuti fortuitamente nel territorio comunale, a pochi chilometri dal centro abitato, sono da ieri al centro delle operazioni di recupero curate dalla Soprintendenza archeologia delle province di Sassari e Nuoro.

La scoperta

L'operazione ha visto impegnate l'archeologa Pina Corraine, la restauratrice conservatrice, Sofia Bertolini e l'assistente tecnica Giannella Peruzzu, che hanno coordinano le fasi di recupero e trasporto dei due manufatti. Le pietre istoriate, massi, steli, o altri supporti litici su cui sono stati incisi volontariamente segni e decorazioni, sono dei monumenti di antichissima fattura il cui significato è ancora in gran parte avvolto nel mistero. Ad effettuare la scoperta Vanni Sedda, cittadino del paese che, capita l'importanza dei due manufatti, non ha esitato a segnalare il ritrovamento. Il recupero, informano dalla soprintendenza, rappresenta soltanto il primo passo di un percorso destinato a proseguire nei laboratori.

I due reperti saranno sottoposti a interventi di restauro e successivamente analizzati dagli specialisti. Lo studio potrà fornire nuove informazioni sulle caratteristiche e sul contesto delle pietre, contribuendo ad approfondire la conoscenza della frequentazione umana dell'area a partire almeno dal IV millennio a.C.

Operazione congiunta

Le attività sono state rese possibili anche grazie alla collaborazione dell'Impresa LC Edilizia Srl, e dei Carabinieri della Stazione locale e del Comune. «La nostra terra continua a raccontarci la sua storia, restituendoci testimonianze preziose di un passato lontanissimo -ha detto la sindaca Ilenia Vacca-. Siamo orgogliosi di aver collaborato alle operazioni. Grazie alla Soprintendenza per il lavoro di tutela e recupero e a tutte le persone che hanno collaborato e in particolare a Vanni per il suo attaccamento al paese e grande senso civico. È una scoperta straordinaria per Ovodda, che ci emoziona e ci ricorda il valore delle nostre radici e l’importanza di custodirle e valorizzarle». Il lavoro proseguirà ora con le attività conservative e con lo studio dei reperti. Una volta concluso l'intervento, le due pietre saranno restituite alla pubblica fruizione nel territorio di origine.

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