Non ha casa e per tetto ha un cielo di stelle, spente. Chiede la carità prima che il semaforo scatti sul verde e un piatto di minestra calda alla mensa della carità. Alla Caritas rimedia jeans e scarpe usate. Vive così, Tudor Gumciu, 42 anni. Grandi occhi azzurri, faccia chiara, 1,90 a scendere per le botte di una vita senza sconti. «Mai fatto male a mosca», sussurra triste nel suo italiano abbozzato.

Per lui giorni e notti sono tutte uguali, la domenica è un giorno come un altro. Panchina in viale Repubblica, mensa, semaforo, una birra quando capita. Un panino se ci scappa e buonanotte.

LE SASSATE Domenica notte si era sdraiato nella panchina di fronte ai giardinetti di San Martino, a due passi dalla statua in bronzo di Padre Pio. Dormiva, un giornale per coperta. Alle 2 una macchina si ferma, il finestrino si abbassa o, forse, una portiera si spalanca. Particolari a margine di una storia misera e una vittima sbagliata. Da questa strana compagnia parte una sassata come una fucilata. Tudor viene colpito; la pietra scagliata dagli artigli di questi strani uccelli notturni, imbottiti d'alcol o chissà cosa, gli spacca la fronte. Sente l'auto sgommare, non capisce il modello e non sa neppure di che colore sia.

IN OSPEDALE La paura, il sangue che cola in un maglione vecchio come il dolore. L'ospedale è lì a due passi. Tudor ci arriva in tre minuti. Al pronto soccorso è da codice verde, per fortuna niente preoccupante. Cinque punti di sutura, l'antibiotico e un certificato in tasca. «Eccolo, certificato. Tu credere».

Ore 2,12 del 31 ottobre. Ferite lacero contuse in fronte. «Mentre stava dormendo - annotano con scrupolo i medici - in una panchina sarebbe stato svegliato da una pietra proveniente da un'auto in corsa».

Per Tudor Gumciu il condizionale non esiste. «Si sono avvicinati in macchina e buttato pietra in fronte. Senza dire una parola. Ridevano? Non mi sono accorto, visto solo pietra e sangue. Poi andato in ospedale, tutti gentili ma la pietra mi ha fatto tanto male perché io mai aver fatto niente a nessuno. Mai bisticciato con nessuno, mai neppure offeso. Vivo così, in mensa e in panchina. Qualche volta al semaforo per qualche centesimo che se danno bene altrimenti grazie lo stesso. Nessuno può dire che io dare fastidio».

LA STORIA Tudor di origini greche, è nato in Romania dove aveva moglie «adesso non più». Arriva in Italia come arrivano tanti, uno lo chiama e lui risponde. Prima tappa Civitavecchia, «saldatore elettrico. Da lì in Calabria a raccogliere le olive. In Sardegna arrivato nel 2007 con un cuoco polacco, lavoravo a Marrubiu ma non mi hanno mai dato neppure una lira. Per due anni ho lavorato gratis e allora sono venuto qui a Oristano dove almeno mangio alla mensa. Lì neppure quello. Poi vado ai semafori, ho vergogna ma non ne posso fare a meno. Lavorare? Ma dove? Magari si trova ma non pagano. No così non è giusto. Magari ci fosse un lavoro, pagato anche poco ma per vivere. Per un tetto, almeno un tetto. Invece solo panchina e pietre». Scuote la testa, accarezza la ferita. Saluta, non chiede neppure mezzo centesimo.

ANTONIO MASALA
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