Dermatite, allevatori in piazza: «Stop alle restrizioni, settore in ginocchio. Vaccinato il 97% dei bovini»
Grande manifestazione venerdì al porto di Olbia contro il blocco della movimentazione, che persiste ormai da 15 mesi: «Situazione insostenibile»(Archivio)
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Dopo 15 mesi di restrizioni e blocchi delle movimentazioni dei bovini per via della dermatite, gli allevatori sardi hanno deciso di dire basta e di avviare una mobilitazione di piazza.
Venerdì 25 si terrà la manifestazione al porto di Olbia, organizzata da Coldiretti: appuntamento alle 10, mobilitato tutto il mondo dell’allevamento bovino sardo, che vuole far sentire con forza la voce di un comparto alle prese con una situazione divenuta ormai insostenibile.
«Dopo aver fatto enormi sacrifici e accettato ogni prescrizione delle autorità politiche e sanitarie; dopo essersi messi a disposizione della campagna vaccinale fidandosi delle indicazioni delle autorità sanitarie arrivando a vaccinare il 98% degli allevamenti e circa il 97% dei bovini e dopo aver rispettato tutto quello che è stato chiesto loro, oggi gli allevatori dicono basta».
La goccia che ha fatto traboccare il vaso arriva dall’incontro a Roma, al termine del quale l’assessorato dell’Agricoltura ha confermato la zona di sorveglianza di 20 chilometri. La gestione dell’emergenza è diventata ormai «insostenibile» e continua a ricadere sugli allevatori, costretti a sostenere per mesi i costi per alimentare e tenere in vita animali che non possono essere movimentati.
Le richieste sono chiare, e non si fermano ad interventi economici immediati per le aziende. Gli allevatori chiedono il declassamento della malattia e una riduzione della zona di protezione, affinché le restrizioni siano proporzionate all’attuale situazione epidemiologica e non penalizzino gli allevamenti sardi. Perché «la Sardegna ha fatto la propria parte, con il rispetto delle prescrizioni sanitarie e una copertura vaccinale elevatissima».
Una voce, quella degli allevatori sardi, che non si ferma nell’Isola, ma vuole arrivare fino a Bruxelles, facendosi sentire ai tavoli nazionali ed europei: «Il comparto bovino deve poter tornare a lavorare e programmare il proprio futuro».
(Unioneonline)
