Buddusò: albanese di 19 anni sequestrata, un sms la salva
Rinchiusa in una stanza, si salva con un sms spedito a una suora La ragazza era arrivata in Sardegna da poco più di sei mesi, dopo un matrimonio combinato. In cella il marito e il cognato.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
DAL NOSTRO INVIATO
NICOLA PINNA
Condannata all'isolamento, con una sola concessione: uscire dal tugurio per preparare da mangiare, sciacquare i piatti e lavare gli abiti. Il resto della giornata, Silvana, lo passava chiusa in una stanza: al buio, senza telefono, indolenzita dai lividi e terrorizzata dall'incubo delle botte. Fino a quando non sono arrivati i carabinieri che l'hanno liberata e hanno arrestato il marito-aguzzino e anche il cognato. Grazie all'aiuto di una suora, che ha ricevuto un messaggino disperato e ha fatto scattare le indagini.
LA LIBERAZIONE La diciannovenne, partita dall'Albania con l'illusione di trovare un lavoro in Italia, ora è salva e ha lasciato Buddusò, dove era arrivata circa sei mesi fa. Sperava di coltivare il sogno di una vita migliore, ma si è ritrovata all'inferno. Il matrimonio con Parparim Malaj, un ventiseienne (anche lui albanese) che lavora in un'azienda agricola della zona, era stato concordato dalle famiglie. L'amore però non è mai sbocciato e la ragazza si è trovata a vivere come una schiava: segregata, picchiata, costretta a servire e riverire il marito. La disperazione però l'ha aiutata a trovare un modo per chiedere aiuto: è stato difficile, ma alla fine ci è riuscita. Ha inviato un messaggino a una suora che vive in Albania e così sono stati allertati i carabinieri. Prima che i militari riuscissero a trovare quella casa-prigione, il marito della giovane ha scoperto che Silvana aveva mandato un sms e con la punizione ci è andato pesante. Nel frattempo, però, le indagini sono andate avanti e dopo qualche giorno di appostamenti e pedinamenti, gli uomini della stazione di Nulvi sono riusciti a capire dove fosse nascosta quella giovane da salvare. Poi c'è stato il blitz e sono scattate le manette: Parparim Malaj è stato arrestato subito, suo fratello Jetmir (34 anni, anche lui agricoltore) è finito in carcere qualche giorno dopo. Quando il sostituto procuratore di Sassari, Giovanni Porqueddu, ha ricostruito il quadro delle responsabilità e ha firmato la seconda ordinanza di custodia cautelare. I due ora sono chiusi in carcere, accusati di sequestro di persona, maltrattamenti, tentata violenza sessuale, lesioni e minacce.
IL MATRIMONIO-INCUBO Parparim e la sua giovane moglie sono arrivati a Buddusò alla fine dello scorso anno. La settimana dopo il matrimonio, celebrato in Albania con una grande festa. Quel giovane non era il marito che Silvana sognava: con chi dovesse sposarsi hanno deciso per lei i genitori e così è stata costretta a dire sì. Dopo qualche giorno di convivenza, in Sardegna ha scoperto che quel giovane l'aveva presa in sposa solo per avere una serva a disposizione giorno e notte. Per le faccende di casa e per portarsela a letto. Lei più volte ha tentato di ribellarsi: chiedeva di chiamare i familiari in Albania e di uscire dal tugurio dove era costretta a passare le giornate. E tutte le volte è stata punita senza pietà: calci, schiaffi e pugni. Poi però è riuscita a far arrivare lontano il suo grido: si è trovata un telefonino tra le mani e ha inviato un sms a una suora della Caritas amica dei genitori. Poche parole per farle sapere di essere finita in un incubo terribile, ma senza specificare bene dove si trovasse.
LE INDAGINI La religiosa non ha perso tempo: ha capito che la situazione era grave e ha mandato un messaggio di posta elettronica ai carabinieri della stazione di Nulvi. I militari hanno fatto scattare subito le indagini: sono riusciti a contattare le suora albanese e hanno iniziato a lavorare per individuare la prigione dove era intrappolata Silvana.
LA LIBERAZIONE Quando hanno fatto irruzione nell'appartamento del centro di Buddusò, i carabinieri hanno trovato la diciannovenne nascosta in una stanzetta chiusa a chiave. Lei a quel punto ha urlato di gioia. Nel corso della perquisizione, i militari hanno recuperato anche il passaporto di Silvana, che il marito aveva nascosto dentro un cassetto chiuso a chiave per evitare il rischio la giovane fuggisse. Immediatamente sono scattate le manette, ma di questo dramma non si è saputo nulla da aprile fino a ieri, in attesa che il Gip confermasse gli arresti. «Quando ha capito di essere libera, la ragazza ci ha raccontato tutto il dramma che era stata costretta a subire - spiega il colonnello Gabriele Stifanelli, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Sassari - L'abbiamo trovata in condizioni fisiche e psicologiche davvero molto gravi. Era stata privata di qualsiasi libertà, viveva in una vera prigione. La sua sofferenza, comunque, era iniziata prima ancora di arrivare in Italia, da quando era stata costretta a sposare quel ragazzo che evidentemente non le voleva bene». Nei giorni scorsi Silvana si è presentata davanti al giudice per le indagini preliminari e ha confermato le accuse contro i suoi carcerieri. I due restano in carcere e lei ora è salva, ha parlato al telefono con i genitori che non immaginavano che il matrimonio con Parparim Malaj fosse stata una condanna ai lavori forzati con torture quotidiane. La giovane è stata accolta in una comunità e ha ritrovato il sorriso.