La Maddalena, un viaggio attraverso le scoperte di Guglielmo Marconi
Un libro che ricostruisce il legame tra il premio Nobel e l’arcipelago, analizzando il ruolo decisivo svolto dalla stazione radiotelegrafica di Becco di VelaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un tassello dimenticato della storia delle telecomunicazioni torna oggi alla luce grazie al volume “Guglielmo Marconi. 1901 Becco di Vela – isola di Caprera”, edito da Paolo Sorba e scritto da Alberto Mureddu e Tommaso Gamboni. Il libro ricostruisce il legame tra Guglielmo Marconi e l’Arcipelago di La Maddalena, riportando al centro dell’attenzione il ruolo importante svolto dalla stazione radiotelegrafica di Becco di Vela, della Regia Marina, sull’isola di Caprera.
L’opera parte dalle intuizioni e dagli appunti di Giovanni Cesaraccio. Come ha sottolineato l’editore Paolo Sorba nel corso della presentazione, svoltasi nei giorni scorsi nella sede del Parco nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena: «Il libro si basa su una rigorosa ricostruzione storica basata su documenti ufficiali della Marina Militare».
Il Parco ha sostenuto il progetto anche attraverso l’acquisto di 500 copie, per contribuire fattivamente alla diffusione di una importante pagina di storia che riguarda l’arcipelago. L’opera intende infatti ricordare, «una verità che ormai si era dimenticata»: il telegrafo senza fili trae origine anche dai primi esperimenti condotti dalla Regia Marina nella piazzaforte militare di La Maddalena, e in particolare dalla stazione di Becco di Vela.
Un lavoro portato avanti da ufficiali come il tenente di vascello Ernesto Simion, il capitano di corvetta Quintino Bonomo e, successivamente, dai tenenti di vascello Pullino e Grassi. Grazie a queste attività sperimentali, scrivono Mureddu e Gamboni, «fu possibile ottenere trasmissioni sufficientemente chiare tra l’arcipelago della Maddalena e il continente, dimostrando la fattibilità di un collegamento stabile».
Gli esperimenti, avviati il 23 maggio e proseguiti fino all’ottobre del 1901, portarono a risultati di rilievo: collegamenti tra Monte Tejalone a Caprera e Livorno per 265 chilometri e tra La Maddalena e il Monte Argentario per circa 200 chilometri. Si apriva, all’epoca, l’era della telegrafia senza fili e delle telecomunicazioni moderne, un percorso che, attraverso sviluppi successivi, avrebbe condotto alla radio, alla televisione e fino alle tecnologie che oggi utilizziamo quotidianamente, da Internet agli smartphone, fino all’intelligenza artificiale.
«Scorrendo le pagine di questo libro – ha scritto nella presentazione il direttore del Parco Nazionale, Giulio Plastina – si scopre come l’arcipelago, agli inizi del ’900, non fosse soltanto un luogo di natura ancora incontaminata, ma un laboratorio d’avanguardia scientifica. Un luogo che Marconi seppe leggere come spazio di sperimentazione e visione, dove il vento, il mare e l’intelletto umano si incontrano per generare progresso».
