Partire. Lasciare la propria terra con una valigia e un sogno, attraversare un oceano e ricominciare dall’altra parte del mondo. È questa l’esperienza che Giovanni Coda ha scelto di raccontare nel suo nuovo documentario, “La distanza di un sogno”, che domani alle ore 17 verrà proiettato al cinema Ariston di Oristano, alla presenza del regista cagliaritano e dell’aiuto regista Cristina Marras.

Il film, cinquantacinque minuti, produzione italo-australiana firmata Movie Factory con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e in collaborazione con la Fondazione Sardegna Film Commission, racconta il fenomeno migratorio dalla Sardegna all’Australia, attraverso testimonianze dirette e un lavoro approfondito di ricerca socio-culturale. Un viaggio tra ricordi, nostalgia e speranza, fatto di storie e di vite intrecciate dalla comune necessità di cercare altrove ciò che la propria terra non poteva offrire.

«L’opera si snoda come un viaggio che restituisce memoria e senso – spiega Coda – e ci ricorda come, nonostante la Sardegna abbia sacrificato importanti risorse, gli uomini e le donne protagonisti di queste storie abbiano donato ai luoghi che li hanno accolti una parte preziosa della loro cultura, ricevendo in cambio nuove prospettive di vita e opportunità concrete, pur tra le difficoltà dell’integrazione e del duro lavoro». Un sogno che non sempre si è realizzato, ma che ancora oggi, tra le nuove generazioni, conserva intatta la forza di una scelta orientata verso il futuro.

L’idea del documentario nasce durante i viaggi di Coda in Australia, dove il regista era stato invitato, e premiato, al Melbourne Underground Film Festival e al Melbourne Documentary Film Festival. Proprio in quei giorni, nella capitale dello stato di Victoria, sono nati incontri destinati a lasciare il segno: quello con Paul Lostia, presidente del Circolo Sardo a Melbourne, e con il giornalista italo-australiano Riccardo Schirru. «Per me è stato un privilegio profondo conoscere quelle persone – racconta Coda – un gruppo coeso, generoso, animato da una vitalità che porta con sé il profumo di casa. Mi hanno accolto, accompagnato, sostenuto. E in quel sentirsi accolti c’era già il senso del film: il legame invisibile che unisce le distanze».

Tra le voci che abitano il documentario, una in particolare risuona con forza particolare per il legame con Oristano: quella della famiglia Ecca, attraverso le parole di Epifania e Luigi, che saranno presenti in sala. «Porto con me, nel cuore del film, il loro incontro – dice il regista – due voci che ci hanno donato la loro storia, la loro visione del mondo, la loro poetica distanza colma d’amore».

A presentare la serata sarà Marcello Marras, direttore dell’UNLA di Oristano. «Un film come questo parla a chiunque porti dentro di sé il peso dolce e difficile dell'appartenenza – ha dichiarato Marras –la migrazione sarda in Australia è una storia che merita di essere raccontata e ascoltata, perché è la storia di un popolo che non si è mai arreso. Giovanni ha saputo farlo con pudore e con forza, due qualità rare». L’appuntamento al cinema Ariston è aperto al pubblico. Un’occasione per vedere, in un pomeriggio di marzo, un pezzo di Sardegna riflessa dall’altra parte del mondo.

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