Troppo spesso riduciamo il turismo a mero passatempo oppure a un settore economico. È molto, molto di più. Il turismo è un ecosistema sociale complesso che rivela le tensioni e le aspirazioni del nostro tempo. A ricordarcelo è l’agile volumetto Più turismo per tutti? (Egea, 2025, Euro 17,50, pp. 160. Anche Ebook) scritto a quattro mani, anzi a “due voci” da Paolo Verri, direttore della Fondazione Mondadori, ed Edoardo Colombo, uno dei massimi esperti di innovazione e trasformazione digitale del turismo.

Perché un libro a “due voci”? Perché Verri e Colombo si confrontano in un dialogo serrato che esplora le molteplici dimensioni del viaggio contemporaneo: dall’accessibilità all'overtourism, dall’impatto ambientale alle dinamiche di comunità. Con uno sguardo più filosofico e culturale, Verri indaga il significato simbolico del turismo come strumento di conoscenza e trasformazione personale.

Colombo, attento agli aspetti economici e tecnologici, analizza le opportunità offerte dall’innovazione digitale e dai nuovi modelli di mobilità. Ne emerge un racconto articolato che supera la retorica del turismo come mero consumo, per restituirgli dignità di pratica sociale e culturale. Un viaggio intellettuale che ragiona su come rendere l’esperienza turistica più equa, sostenibile e umana, dove tecnologia e relazione possano finalmente integrarsi.

Ma davvero si tratta di prospettive possibili? E come sarà il turismo del futuro? Ne parliamo con uno dei due autori del libro, Paolo Verri: «Se devo immagine come sarà il turismo del futuro la prima cosa che mi viene da dire è che nascerà dal dialogo serrato tra i cittadini. Non potrà nascere solo per iniziativa del governo o di altre istituzioni.

In questo momento dobbiamo trovare nuove regole e accordi all’interno della società su molti punti e il turismo è uno di questi. Dobbiamo partire dal presupposto che non si smetterà di viaggiare, anzi si viaggerà di più.

I dati dicono che nel 1975 a livello mondiale si sono mosse per turismo 225 milioni di persone, nel 2025 un miliardo e 700 milioni. E i turisti aumenteranno ancora, spesso avendo come metà l’Italia. Ebbene oggi una parte dei cittadini trae benefici dal turismo, un’altra parte lo considera un problema. Bisogna trovare il modo che in vantaggi per una parte della cittadinanza non vadano a scapito di altri cittadini».

La copertina del libro
La copertina del libro
La copertina del libro

Abbiamo dei modelli turistici a cui ispirarci a suo parere?

«Il modello della città di Matera, capitale europea della cultura nel 2019, è un buon esempio. Il turista aveva la cittadinanza temporanea della città e non si sentiva così un semplice visitatore. Era un modo per promuovere la città di Matera come luogo accogliente e culturale e contemporaneamente rendere partecipe il turista, farlo sentire cittadino temporaneo del luogo che sta vivendo.

A Parigi è stata ben sfruttata l’occasione delle Olimpiadi del 2024 per rendere la città non solo più accogliente per i visitatori, ma per tutti. Una città sempre più verde, pedonale, più semplice da vivere e con più servizi per tutti. In generale, l’obbiettivo mi pare quello di avere città meno esclusive e più inclusive, fruibili 24 ore al giorno, in maniera sicura e naturale».

Come dobbiamo intendere oggi il turismo?

«Non è semplice svago, ma un modo per conoscere e comprendere meglio il mondo. È un fenomeno che non può essere fermato, ma che soprattutto non va fermato perché è una modalità per stare bene sul nostro pianeta. Oramai ognuno di noi vuole viaggiare per scoprire, educarsi, guardare con i propri occhi. È una attitudine oramai connessa con l’essere umano contemporaneo».

E cosa possiamo dire del turismo in Sardegna, a volte ancora troppo legato alla stagione estiva?

«La parola d’ordine è destagionalizzare così da creare utili tutto l’anno e ripopolare in territorio in maniera continuativa. La Sardegna è un tesoro pazzesco che deve essere messo a disposizione di tutti, non solo di élite ricche oppure per pochi mesi all’anno.

L’Italia e anche la Sardegna hanno la fortuna di avere temperature media meravigliose quasi tutto l’anno: sfruttiamo questo vantaggio. Oggi la Sardegna si trova nelle condizioni della Catalogna una trentina di anni fa. Ha tutto per esplodere, ma ha bisogno di un piano strategico di lavoro per produrre contenuti e opportunità anche di lavoro 365 giorni all’anno».

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