Gigi Angeli, un poeta in tre lingue: logudorese, gallurese e italiano
Pubblico numeroso alla presentazione dei suoi libriPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Non succede spesso che un libro, per giunta di poesie, venga presentato in un teatro, come non succede spesso che questo teatro venga anche quasi riempito.
È successo a Palau, per la presentazione delle poesie di Gigi Angeli, che vanta numerosi premi e riconoscimenti, in Sardegna e non solo. I libri presentati al Montiggia, entrambi editi da Thaphros, si intitolano rispettivamente “Aiti e vadi – Varchi e guadi, poesie in Sardo/Gallurese con traduzione in italiano” e Aidos e bados – Varchi e guadi, poesie in Sardo/Logudorese, con traduzione in italiano.
Cresciuto a Luras parlando logudorese, Gigi Angeli si è poi trasferito a Palau, dove ha imparato il gallurese. «Sono poesie completamente diverse», afferma Angeli, «che nascono in gallurese o in logudorese; la differenza non è soltanto linguistica ma sulla base culturale dalla quale derivano cioè da un contesto completamente diverso. Luras – ricorda Gigi Angeli – è un’enclave logudorese nel cuore della Gallura, che mantiene una sua fisionomia ed una sua autenticità, con riscontri nel mondo barbaricino e nel mondo logudorese. Per il gallurese, invece, è il corso. I vecchi che parlavano gallurese si diceva un tempo che parlassero il corso. Sono quindi modi di vita, usi, costumi, culture completamente diverse che tuttavia, essendo a stretto contatto, hanno quelle che oggi vengono chiamate: contaminazioni».
«Quando ho iniziato a scrivere poesie – prosegue Angeli - l’ho fatto in italiano, poi, crescendo, hanno cominciato a nascere in me espressioni poetiche in lurese piuttosto che in gallurese, a seconda di dove mi trovassi e di cosa mi ispirasse; c’è stata l’estemporaneità suggerita dall’intimo nel mettere, nero su bianco, con una lingua piuttosto che con un’altra. E a questo ha contribuito molto la cultura profonda che io ho incamerato sia del logudorese che del gallurese». Le poesie nelle due lingue hanno entrambe la traduzione in italiano a fronte che non è letterale ma poesia stessa, nella quale il poeta ha ben saputo riproporre, in poesia, atmosfere, metafore e sfumature del testo originario.
A presentare sul palco del Montiggia, le poesie di Gigi Angeli, c’erano il giornalista e poeta, Piero Bardanzellu, e il poeta Paolo Russu. «Sono poesie ad ampio spettro che trattano argomenti diversi. Gigi sperimenta tutti i mezzi per arrivare fino al cuore e alla mente del lettore, in maniera totale», ha affermato Piero Bardanzellu. E per quanto riguarda il libro con poesie in lurese-logudorese, ne mette in evidenza il fatto che si tratti di «anche di termini desueti, che nella parlata lurese attuale non ci sono più. Questo libro dunque è anche un patrimonio linguistico e culturale da conservare e tramandare».
Per le poesie in gallurese, il poeta Paolo Russu ha sottolineato come questo non sia «convenzionale». Ci sono infatti «delle differenziazioni dovute ad una certa commistione tra il logudorese e il gallurese. Un grande studioso di queste due lingue, Francesco Mameli, ha spiegato che la radice, a volte, della parola, è unica e poi ci sono le due varianti. Queste cose, Gigi Angeli, le ha veramente dentro di sé. La lingua ha bisogno di crescere e quando lo fa all’interno delle altre varianti stesse, è motivo di crescita della lingua e di ‘amistai’, di amicizia tra i popoli sardi di diversa localizzazione e lingua, che ragionano fra di loro: e, in questo caso, è all’interno dello stesso poeta».
