Ultimo appuntamento per Quartu Sant'Elena del festival Argonautilus 2026 “Naviganti”: stasera 12 settembre, alle ore 21.30, Alessandro Carlini, giornalista dell’Ansa e scrittore, chiuderà la rassegna presentando il suo “I battiti della montagna”, pubblicato da Cai edizioni. 

Carlini, dopo aver a lungo scritto di resistenza partigiana, oggi consegna ai suoi lettori un memoir, in cui affronta anche l’esperienza della malattia.

«È una storia intima che ho voluto tradurre in modo corale, perché nel libro c’è la mia vicenda personale, ovvero il doppio trapianto di cuore e di rene a cui mi sono sottoposto nel 2021 dopo una lunga malattia che per decenni mi aveva impedito di vivere la montagna, ho quindi iniziato questo cammino di rinascita andando sui sentieri dei grandi autori che avevo letto negli anni di malattia e nei lunghi ricoveri che ho dovuto sopportare; i grandi autori delle terre alte, da Mario Rigoni Stern, a Beppe Fenoglio a Emilio Lussu a cui ho dedicato un capitolo intero».

Addirittura un capitolo al nostro capitano di Armungia?

«Sì, andando sull’altipiano di Asiago e lungo i sentieri del Monte Zebio, dove Emilio Lussu ha combattuto e che ha descritto nel suo “Un anno sull’altipiano”, con quest'idea forte di antimilitarismo e quella di portare dentro di me la vita di una persona che non c'è più, andando sui luoghi del trauma che contemporaneamente sono però i luoghi della bellezza massima. Ho cercato di fondere la mia rinascita attraverso un grande pellegrinaggio della memoria, andando a ricordare quei ragazzi e quelle donne. Soprattutto le donne, le partigiane».

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Perché?

«Perché è acclarato che è stata una donna a donarmi gli organi. Quindi in me c'era anche il bisogno di questa ricercam quella del luogo più alto che potessi raggiungere per ringraziarla».

A 12 anni le avevano detto che avrebbe potuto fare soltanto il topo da biblioteca. Che cosa le hanno dato i libri?

«La visione per superare la barriera di paura, il buio che avevo davanti. Nel libro c'è questa idea di immaginare luoghi che non riuscivo a raggiungere tramite i libri, andare finalmente in quei luoghi, viverli e infine restituirli sulla carta del mio libro, così da restituire questa idea di cerchio che si va a chiudere e che inizia dai libri dei miei autori e autrici più amate».

Ha parlato poco fa di resistenza e di antimilitarismo. 
Che cosa sono per lei, oggi?

«Sono parole che non hanno epoca. Vediamo tutti i giorni conflitti, popoli che lottano per la libertà e fantasmi neri che si affacciano ancora oggi sull'Europa; quindi, mai come oggi, ciò che stiamo vivendo noi ci impone di riscoprire le parole che non si devono mai consegnare alla Storia, in quanto l'attualità ancora ce le impone. La guerra del Medio Oriente influisce sulle nostre vite ogni giorno, ma ancora prima del costo della benzina dovrebbe essere un problema di sensibilità umana».

Invece siamo un po’ tutti anestetizzati tra reel e TikTok.

C'è lo scivolamento, cioè ogni cosa ci scivola addosso, lo scorrimento: è emblematico di come sia diversa la pagina. Sono due movimenti fisici completamente diversi. La pagina ti impone attenzione su un una uno spazio circoscritto, tra i caratteri neri e lo sfondo bianco; lo scorrimento è proprio scorrimento, cioè io lascio che tutto scorra. Secondo me dobbiamo ricordarci del valore che hanno le parole, di quanto i libri ancora oggi ci richiamino a riflettere».

Qual è oggi la montagna che Alessandro Carlini vorrebbe scalare?

«Si è andato completamente a perdere il valore che la montagna deve avere, che non è più la quota, ma il senso che diamo al cammino in sé, a quanto riusciamo a crescere noi lungo il cammino di una montagna che, con il cambiamento climatico, ora è da difendere più che mai. Un cammino non più con una una quota altimetrica, ma esistenziale».

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