A Banari rinasce il Palazzo Tonca, rifugio dell'artista Carta
Torna a nuova vita l’antico palazzo nobiliarePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
A Banari, Palazzo Tonca ritorna a nuova vita. L’antico edificio nobiliare in trachite rossa – da sempre la casa d'arte del noto scultore – ritorna a essere un punto di riferimento artistico e culturale per il territorio, capace di polarizzare sul paese l’attenzione di un pubblico internazionale. l “rifugio creativo” di Giuseppe Carta è stato riaperto al pubblico sabato (1° agosto) al cospetto di una folta platea di appassionati, intellettuali, giornalisti, gente comune, a testimonianza della forte curiosità per un luogo che negli ultimi decenni del Novecento – grazie all’intuito e all'impegno dello scultore banarese – aveva saputo catalizzare su di sé i riflettori di un importante orizzonte culturale. Alla cerimonia di inaugurazione sono intervenuti – assieme al maestro e alla sua compagna di vita e di arte Giovanna – il sindaco Francesco Basciu, che ha definito il palazzo come un valore aggiunto per il paese e per tutto l’hinterland; il parroco don Tore Ruzzu, che ha indicato nell’arte una vocazione divina che gli artisti sono chiamati a condividere con gli altri uomini; e il giornalista Tonino Oppes, che ha posto l’accento sull’inaugurazione come un importante segnale, da cogliere soprattutto per quei piccoli centri che lottano contro lo spopolamento, dove chi ha il coraggio di investire in cultura può avere ancora speranza di salvezza. Presente anche l’assessora alla Cultura, Gerolama Sale. Nello slargo antistante all’ingresso, in via Marongiu, è stata svelata l’ultima opera, definita “La Prigioniera”, una melagrana che tenta di uscire dal blocco di marmo con la volontà di germinare. In sostanza, un invito ai visitatori e una forma di accoglienza che vuole donare speranza. Riconosciuto come caposcuola “dei peperoncini e dei grandi frutti della Terra", Giuseppe Carta è stato recentemente insignito del titolo di “Eccellenza artistica nazionale” a Palazzo Montecitorio. Lunghissimo il suo curriculum espositivo, attraverso il quale ha portato la visione delle “Germinazioni” in tutto il mondo, dal Grand Palais di Parigi al Javits Center di New York, al Colosseo di Roma, dal Teatro del Silenzio di Andrea Bocelli e i castelli svevi della Puglia, dalla Biennale di Venezia all'Heydar Aliyev Center di Baku fino alle grandi città dell'Australia e della Cina. «La riapertura di Palazzo Tonca – afferma Carta – è di fondamentale importanza, perché è casa, è vita, è il luogo dell'anima e della memoria. Non è ancora completo nell'allestimento e negli arredi, ma è certamente l’inizio del sogno che ho intenzione di realizzare. Oltre a ritornare ad essere luogo di arte e di cultura, vorrei che divenisse punto di riferimento e di riflessione: attraverso le opere cerco di comunicare la bellezza e al contempo l'imperfezione della Natura con uno sguardo che pone l'accento sulla sua stessa esistenza. Tutte le germinazioni della Terra nutrono non solo corpi ma anime e visioni, sono simboli di speranza ed è per questo motivo che ne esalto e celebro la Vita in ogni possibile contesto».
