C on la legge di bilancio, ormai alle porte, il Governo ha ripreso a lavorare ai fianchi banchieri e manager per incassare quanto più possibile dagli extra profitti; sta scritto nei bilanci che le banche, le società energetiche e pure quelle dell’industria bellica anche quest’anno guadagneranno l’anima dei soldi. Gli istituti di credito guadagnano per l’allargamento dei margini tra quanto, a seguito delle manovre sui tassi della Bce, incassano sui prestiti e quanto pagano sui depositi. Le società energetiche con il petrolio che costa un’ira di dio al barile, vendono energia e quant’altro a prezzi allucinanti e, con mezzo mondo in guerra, per i produttori di armi è come vendere gelati nel deserto: è mortificante ma è così. Non cederle ai pirati e agli aggressori ma tenerle di scorta per la patria difesa, è il minimo. Guadagnare non è reato se le imposte sono regolarmente pagate e anche il bussare a denari di Matteo Salvini e ultimamente del segretario generale della Uil Bombardieri, è legittimo: l’ok non è però scontato. L’ipotetico incasso totale di 10 miliardi, con un impatto nel Pil dello 0,45 per cento, anziché perdersi nel mare magnum del bilancio statale potrebbe finire in quello delle famiglie, prosciugato dell’inflazione e dei correntisti strozzati dai costi di gestione e dalle rate dei mutui; sarebbe un giusto “finire “per ricominciare a vivere.

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