Senza far rumore
Caffè Scorretto
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P arafrasiamo Antonio Gramsci e diciamo che l’intelligenza, obbligandoci alla ragione, ci fa pessimisti mentre la volontà, unita allo spirito di sopravvivenza, ci induce all’ottimismo. Ci troviamo in questa condizione infelice, nella quale non sappiamo se nutrire speranza per il nostro domani o farci assalire dalla sfiducia. Dove per “nostro” intendiamo riferirci alla parte di mondo in cui viviamo, ereditato dai fondatori e dai propalatori della civiltà che, con espressione di sintesi, chiamiamo occidentale. Troppi segnali sono allarmanti. Il pessimismo dell’intelligenza sta prevalendo, tanto da farci temere che siamo una civiltà al tramonto. Ne avvertiamo i sintomi nelle crisi ricorrenti e congiunte dell’economia e della politica, nel declino dei valori dell’etica e della spiritualità, nella conflittualità continua per la conquista di piazze finanziarie, di fonti di energia, di mercati. E per il controllo dell’Intelligenza artificiale, un buco nero o, chissà, forse radioso nel nostro futuro. La guerra tra noi occidentali continua senza sosta. Non ce ne accorgiamo perché non fa rumore. Però è autodistruttiva. I morti e i feriti ci sono ugualmente, ma sono invisibili. I campi di battaglia sono virtuali, i comandanti non sono generali in divisa, stanno nelle retrovie, vivono rintanati nei palazzi del potere finanziario. E tengono al guinzaglio il potere politico.
