Parole inutili
Caffè Scorretto
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L o storytelling è una delle prime vittime di una nuova severità, vicina a quella del passato, dell’Accademia della Crusca. Che ha bocciato l’uso di questa parola tanto cara a schiere di pseudo o sedicenti intellettuali italiani. I signori cruscanti l’hanno inserita tra le parole inutili. Tali sono ritenute quelle straniere che hanno un corrispettivo vocabolo italiano, quasi sempre più efficace e immediatamente intelligibile. Perché dire o scrivere storytelling invece di narrazione o affabulazione: ossia l’arte di raccontare storie catturando l’attenzione e l’interesse di chi ascolta? È probabile che la stessa sorte tocchi a “mainstream” parola inglese usata per indicare una dominante, prevalente corrente di pensiero. La ventata ideologica della pseudocultura modaiola woke che ha investito la nostra lingua ha fatto strage del buon senso comune e ha deturpato, anche sul piano estetico, vocaboli concetti e cose. A cominciare dalle ridondanze, che appesantiscono la frase, definite dall’Accademia «reduplicazioni retoriche»: le lavoratrici e i lavoratori, le cittadine e i cittadini, le italiane e gli italiani, le figlie e i figli. Dando cavallerescamente la precedenza al genere femminile. Ohibò. Anche negli Stati Uniti è in atto un’inversione di tendenza, a cominciare dalle università progressiste. Forse là dove cominciò finirà la follia del “linguisticamente corretto”.
