F orse è un’impressione personale e magari del tutto infondata, ma da un po’ si sente meno di prima l’espressione “in un certo senso”. E se è così, in realtà non è una gran perdita: è una di quelle suppellettili verbali che ingombrano la frase senza grandissima utilità, una decorazione che serve a dare un’ingannevole profondità al discorso. Un conto è dire, magari in un’intervista a uno scrittore: “Lei ha ripercorso le sue radici familiari”. Altro è dirgli che ha “in un certo senso ripercorso le sue radici familiari": dà alla frase un’apparente complessità, rivendica una ricchezza di sfumature – in un certo senso le ha ripercorse, ma magari in un altro senso le ha recise, o ha fatto tutt’altro – però lo fa allusivamente, in modo un po’ civettuolo. Bene, pur con tutti i suoi difetti questo benedetto “in un certo senso” ci tocca rimpiangerlo. Perché adesso si dice “in qualche modo”, che è molto peggio. È un’espressione che sta bene giusto nella telecronaca di una partita («Ecco Tizio che incespica ma poi, in qualche modo, passa la palla a Sempronio”) ma in tutti gi altri campi dà un’impressione di sciatteria, di indeterminatezza. Magari è una metafora della nostra vista sfocata su scene sempre più atroci: riecco i mostri e noi li raccontiamo, ma in qualche modo. Oppure è solo un tic, e allora prima o poi ce ne libereremo. Però per il momento dà fastidio, in un certo senso.

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