La vocazione
Caffè Scorretto
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U na volta si diceva: “Quel ragazzo ha la vocazione”. Non basta, l’intuizione va sostenuta dall’auspicio del nome, buono o cattivo che sia. Se l’ex generale, adesso politico, Roberto Vannacci si fosse chiamato Mansueto Bonacci avrebbe avuto la stessa fortuna militare e adesso, pare, anche politica? Idem Ranucci che di nome, non proprio comune, fa Sigrifido. Nome omen, un nome un destino; la leggenda narra di quel personaggio di smisurato coraggio e di una forza sovrumana per di più dotato di straordinari poteri divini che sconfigge i nibelunghi e si impossessa del loro immenso tesoro. La storia termina con la morte di Sigrifido colpito nel suo unico punto debole: la spalla, come il tallone per Achille, da un boia di Giuda. L’avessero chiamato Francesco come il poverello di Assisi il nome e la vocazione l’avrebbero condotto a Report? Se non fosse andato a sbattere su Valter Lavitola e i suoi fumetti di pescecane, la vicenda avrebbe cambiato sì o binario? Magari non per sempre, oppure per un po' soltanto. Chissà! Se le parole hanno un significato preciso, i nomi hanno un potere selettivo. Pier Ferdinando Casini, parlamentare da 43 anni con incarichi importanti, ha visto repubbliche nascere e morire. Un suo onorevole collega giocando facile sul nome coniò una battuta rimasta negli annali: “La Dc è nata nelle sacrestie ed è finita nei Casini”.
