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Giulini: il Cagliari, il Covid, lo stadio e le paure per il futuro

Per il presidente del Cagliari si deve riprendere a costruire, mettere in salvo il bilancio societario

«È venuto il momento di pianificare la riapertura degli stadi, anche perché il calcio senza stadi non esiste». È la filosofia di Tommaso Giulini, presidente del Cagliari Calcio, che parla di una riapertura graduale, prudente e progressiva, ma comunque di riapertura. Anche perché per un club non tra i più ricchi, come quello rossoblù, perdere anche solo l'incasso della partita in casa con la Juventus è un danno economico enorme.

La pandemia da coronavirus, per quanto riguarda il calcio, ha fatto danni pesantissimi e continua a provocarne. Inevitabile, considerato che la distanza tra le persone è per ora l'unica vera arma per arginare i contagi, e questo Giulini lo sa bene.

Tifosi in Municipio
Tifosi in Municipio

Infatti si accontenta di piccole iniziative, come ad esempio la giornata dedicata al francobollo e all'annullo speciale di Poste italiane in occasione del centenario del Cagliari, e capisce che di più non si può fare: «Anche se tutta quella gente accalcata per le Frecce tricolori…». Intanto, i gadget per il centenario hanno preso polvere nei negozi "Cagliari store" a lungo chiusi. Però non è tempo per polemizzare, anche perché nel calcio lo si è già fatto, fin troppo: per Giulini si deve riprendere a costruire, mettere in salvo il bilancio societario e riavviare almeno la vendita dei gadget celebrativi del centenario. Perché il piatto, inevitabilmente, piange.

Proprio durante la cerimonia dedicata al francobollo e all'annullo speciale di Poste italiane per il centenario del sodalizio rossoblù, celebrata nel cortile del Municipio di Cagliari in via Roma, Tommaso Giulini ci ha espresso desideri e preoccupazioni per quanto riguarda il futuro della società. Un'intervista a tutto campo al presidente del Cagliari, che i lettori di Unionesarda.it possono seguire nel video o trascritta qui sotto.

Il francobollo e l'annullo
Il francobollo e l'annullo

Presidente, il Covid-19 ha causato danni importanti alla società nell'anno del centenario?

«Un danno molto importante. Gran parte del danno è dovuto al fatto che disputeremo le prossime partite in casa senza tifosi, in particolare quella con la Juventus, che di solito è frutto di ricavi molto importanti. Dovremo ovviamente rimborsare parte dei tifosi che ce lo chiederanno per la quota dell'abbonamento di cui non potranno usufruire. Adesso stiamo cercando di capire se lo faremo tramite un voucher o partite del prossimo campionato. Chiaramente abbiamo avuto come tutti i nostri negozi chiusi. Come sapete abbiamo parecchi negozi in città: ne abbiamo uno in un centro commerciale, ne abbiamo uno in aeroporto».

Quindi nell'anno del centenario questa pandemia non è proprio una benedizione.

«No, anche perché chiaramente abbiamo investito tanto sulla linea per il centenario del Cagliari Calcio. In questo momento, l'unica piccola fonte di ricavo è l'online: abbiamo i magazzini completamente pieni e così rimarranno. Questo ovviamente ci porterà ad avere dei grossi danni, che subiremo anche a causa dei flussi turistici: soprattutto il nostro store di piazza Yenne d'estate fa numeri importantissimi proprio grazie ai turisti. Chiaramente, turisti in questa fase non se ne vedono, e credo che se ne vedranno davvero pochi anche nelle prossime settimane».

Sono in crisi anche gli sponsor.

«Certi sponsor ci stanno supportando alla grande, mentre altri stanno ritardando un po' il pagamento dei corrispettivi. Devo anche dire che è comprensibile perché tante aziende sono in difficoltà e, sotto questo punto di vista, mi preoccupano soprattutto i danni degli anni prossimi, perché credo che i margini di budget e di sponsorizzazione di tante aziende saranno inevitabilmente congelati. Tutti siamo in difficoltà a causa del Covid-19 e quindi i danni per quanto riguarda la società Cagliari Calcio saranno ingenti».

E per quanto riguarda i diritti televisivi?

«Le televisioni per ora non ci stanno pagando, anche se prima o poi saranno obbligate a farlo».

E per il "parco giocatori"?

«C'è la questione del valore dei cartellini dei giocatori: noi quest'estate abbiamo investito molto. Abbiamo investito su Rog, su Nandez, su Simeone, su altri calciatori che hanno valori di cartellino importanti e il valore dei giocatori stessi è sceso a causa della pandemia. Il prossimo sarà evidentemente un calciomercato povero, quindi non si riuscirà nemmeno a sistemare i bilanci grazie alla compravendita dei calciatori. Tutto questo ci mette in una situazione estremamente difficile: è dal primo marzo che non incassiamo un euro. Abbiamo la fortuna di essere una società solida, una società senza debiti: i primi debiti li dovremo fare nei prossimi mesi per passare attraverso questa tempesta, però tenendo sempre l'occhio sulla solidità economica e patrimoniale del Cagliari Calcio, che in questo momento è il mio cruccio principale. Voglio riuscire in un anno alla data di oggi, sperando che il virus stia andando a morire, a mantenere il Cagliari in vita. Questa è la mia preoccupazione principale in questo momento».

Il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu e il presidente Tommaso Giulini (Tutte le foto sono L'Unione Sarda - Almiento)
Il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu e il presidente Tommaso Giulini (Tutte le foto sono L'Unione Sarda - Almiento)

Non aveva immaginato così il centenario: tutti con le mascherine, lontani e disaffezionati agli altri.

«Assolutamente no e credo che il mondo del calcio abbia un po' contribuito a far disamorare un po' i tifosi in questo periodo perché è stato un periodo pieno di polemiche. Tuttora non si sanno esattamente le regole con cui ripartiremo, quindi anche questo è fonte di grande preoccupazione perché noi abbiamo bisogno della passione dei nostri tifosi per andare avanti. Abbiamo bisogno di stadi aperti. Io spero che rapidamente questo Governo inizierà a pensare che gli stadi pian piano dovranno essere riaperti. Anche perché non si può vedere migliaia di persone che guardano le Frecce tricolori assembrate nelle piazze italiane e non pensare che magari gli stadi tra un mese, con un 20-25 per cento di capienza, possano iniziare a riaprire, e poi magari fra tre mesi compatibilmente con la situazione si possa riaprire la curva con un cinquanta per cento di capienza: questo secondo me dovrebbe essere il primo pensiero, la prima linea programmatica. Non possiamo pensare a un calcio con gli stadi vuoti ancora per parecchi mesi. Quindi sicuramente speravamo di non vivere un centenario come questo. Ne abbiamo approfittato, se non altro, in questi due mesi a casa - e ringrazio tanto i nostri due Stefani: Stefano Melis e Stefano Signorelli - si è lavorato alacremente sul nostro contratto di progettazione per lo stadio nuovo. Quindi se non altro siamo riusciti recentemente, come sapete, ad annunciare la firma del contratto di progettazione definitivo per quella che sarà la nostra nuova struttura. Questo è un po' l'emblema che abbiamo voluto dare: significa la nostra ripartenza, il nostro modo di guardare positivamente al futuro nei prossimi anni».

Non la colpisce che sui social network il dibattito sul tema riaprire o no gli stadi sia nei fatti considerato più importante di quello sulla riapertura delle scuole?

«Credo che le scuole siano ovviamente la cosa più importante in assoluto ed è la prima cosa alla quale dobbiamo pensare: come e quando riaprire le scuole. Ovviamente, tornando al mondo del pallone, in parallelo dovremmo pensare a come e quando riaprire gli stadi e la nostra scuola di tifo, che non vediamo l'ora di riavere allo stadio e spero che nelle prime partite a porte chiuse la sentiremo lo stesso. I bambini stanno lavorando per aiutarci a fare un minimo di coreografia anche con lo stadio chiuso. Ecco, questa congiunzione con la scuola di tifo, le scuole e lo stadio è la cosa su cui lavorare nelle prossime settimane».

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