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Stamford Bridge, il tempio del Chelsea

Quasi tutto parla di Gianfranco Zola
la maglia di gianfranco zola esposta nel museo del chelsea (lo pi )
La maglia di Gianfranco Zola esposta nel museo del Chelsea (lo.pi.)

Dalla city di Londra si arriva in poco più di un tiro di schioppo nel quartiere di Hammersmith e Fulham. L'approdo giusto, per chi si muove in metropolitana, è la stazione di Fulham Brodway. Appena fuori, neppure il tempo di guardarsi attorno, appaiono le gigantografie dei giocatori del Chelsea svettare sui lampioni dell'illuminazione pubblica: Kovacic, Jorginho, Pedro, Kanté, Rudiger e, via via, tutti gli altri. Cento metri avanti, prima un pub e poi un ospedale. La strada è pulitissima, neppure una cartaccia sul marciapiede: solo qualche foglia secca caduta dagli alberi che cingono la strada in quest'inverno particolarmente rigido. Poi ancora un caseggiato e, all'improvviso, sulla sinistra, ecco apparire Stamford Bridge, lo stadio dei blues. Inaugurato nel 1877, ma impiegato fino agli inizi del Novecento solo per le gare di atletica, l'impianto dal 1905 ospita le partite di calcio del Chelsea dopo il gran rifiuto del Fulham di eleggerlo a proprio domicilio. È uno degli stadi storici della capitale inglese: oggi può ospitare fino a 41.837 spettatori. E molto, da queste parti, parla di Gianfranco Zola, gloria sarda di casa.

Chissà se l'impianto - prossimo a un nuovo e imponente restilyng per reggere il passo e il confronto con i grandi stadi dei top club europei - fosse diventato la casa del Fulham avrebbe avuto la stessa fama. Nel palmarès del Chelsea figurano sei campionati inglesi, otto Fa Cup, cinque League Cup, quattro Community Shield, una Champions League, due Europa League, due Coppe delle Coppe e una Supercoppa Europea. Assieme alla Juventus, all'Ajax, al Bayern Monaco e al Manchester United è da annoverare tra le cinque compagini che sono riuscite a vincere tutti e tre i maggiori tornei europei calcistici per club ed è, insieme agli stessi sodalizi, tra le società che ha vinto tutte le competizioni Uefa cui ha preso parte. È la prima squadra di Londra per numero di trofei vinti a livello internazionale, e la terza inglese dopo Liverpool e Manchester United.

Stamford Bridge (lo.pi)
Stamford Bridge (lo.pi)

Nell'occasione di un viaggio a Londra, vale davvero la pena visitare questo stadio, possibilità assecondata grazie ai tour che il club organizza a tutte le ore durante la giornata. Sia chiaro: nulla a che vedere con le visite a veri e propri templi del calcio europeo, come - su tutti - il Santiago Bernabeu con l'annesso museo del Real Madrid o il Camp Nou di Barcellona. Anche a Stamford Bridge c'è però una buona selezione di maglie, cimeli e trofei vinti dai blues. Grande spazio nell'esposizione delle vicende di questo club, diventato top da quando la proprietà è passata al magnate russo Roman Abramovic, è dedicata alle glorie che hanno contribuito a portare il Chelsea nell'Olimpo calcistico: Gianfranco Zola e a Didier Drogba. Dopo la visita alla sala dei trofei è possibile accedere alle tribune, dalle curve alle postazioni dedicate alle autorità e ai giornalisti, scendere in campo e accomodarsi nelle poltroncine degli allenatori. Da lì si torna dentro il campo e si attraversa la sala dove sono esposte le maglie originali appartenute ai grandi della storia del calcio (da Cruiff a Beckenbauer, da Eusebio a Puskas, da Best a Maldini) e, quindi, agli spogliatoi. Molti di questi tour, che durano anche 90 minuti, sono stati guidati da icone blues come Peter Osgood, Ron Harris, Roy Bentley e, soprattutto, Gianfranco Zola. Al campione di Oliena, nella curva dei sostenitori di casa, è dedicato uno striscione perenne.

Stamford Bridge, gli spogliatoi (lo.pi)
Stamford Bridge, gli spogliatoi (lo.pi)

L'attaccamento di Zola ai blues è risaputo: tra l'altro, nella passata stagione, culminata con la conquista dell'Europa League, è stato il vice di Maurizio Sarri. Da calciatore è una sorta di icona del Chelsea, club che ha lasciato nel 2003 soltanto per coronare il suo sogno di vestire la maglia del Cagliari, contribuendo a riportare in Serie A i rossoblù e a salvarli nella massima serie al termine di un campionato in cui, a tratti, la squadra di Arrigoni diede l'impressione di poter ambire a qualcosa di più della semplice salvezza. Con la maglia del Chelsea ha giocato dal 1996 al 2003 229 volte, segnando 59 reti. Ha vinto la Coppa d'Inghilterra, la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Uefa. E, per le sue imprese con i blues, nel 2004 è stato nominato dalla regina Elisabetta membro dell'Ordine dell'impero britannico.

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