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Andrea Lecca, un "mago". L'umiltà dietro i trionfi a tennis

Con la società cagliaritana, oggi guidata dal presidente Giuseppe Macciotta, ha conquistato tanti successi
andrea lecca 51 anni capitano del tc cagliari (foto m madeddu)
Andrea Lecca, 51 anni, capitano del Tc Cagliari (Foto M. Madeddu)

In un'ora di chiacchierata seduti all'interno della zona ristoro del club di Monte Urpinu, si emoziona due volte. La prima quando parla della moglie Angela: "Conduco una vita abbastanza piena. Non facciamo mai colazione insieme, il pranzo appena un'oretta, a cena non rientro mai prima delle 21 e il fine settimana quasi non esiste con tutti gli impegni. Mi sostiene moltissimo, è la mia vita", dice. La seconda quando parla di calcio. "Il pallone è la prima passione, ancora oggi", confessa. "Continuo a giocare tornei amatori e, naturalmente, sono un supertifoso del Cagliari. Quest'anno sogniamo", aggiunge.

Eppure il terreno dove Andrea Lecca, cagliaritano, classe 1968, ha raccolto i maggiori successi non è un campo da calcio dove ha giocato per quasi 30 anni (era un elegantissimo regista, davanti alla difesa) fino ad arrivare in Promozione con la Jupiter. Ma un campo da tennis: con la racchetta, infatti, ha raccolto nove titoli Assoluti in singolare, ben 17 se si sommano le vittorie conquistate in doppio maschile e in doppio misto. Nessuno in Sardegna è stato capace di vincere quanto lui. "Così dicono". Sorride, per un attimo. Quasi provasse un po' di imbarazzo. Invece chi conosce Andrea Lecca sa che si tratta solo di umiltà. "E' la prima cosa che mi ha insegnato mio padre Giovanni", scomparso 12 anni fa. "L'umiltà e il rispetto per tutti, in campo e fuori. Se ho iniziato a giocare a tennis è solo merito di papà, lui non voleva che giocassi a calcio. Aveva paura che finissi in qualche società dove i valori sportivi non erano considerati proprio una priorità". E' così, leggendo un annuncio apparso sull'Unione Sarda all'inizio dell'estate del 1979, "ho frequentato un corso alla Fiera di Cagliari".

Lì avvenne l'incontro con Remigio Pisanu e Alfio Zedda poi, in autunno, l'approdo alla scuola tennis di Monte Urpinu guidata da Luciano Bassotto. Da allora sono passati 36 anni e Andrea Lecca è diventato un protagonista. "Grazie a Roberto Binaghi", papà di Angelo, presidente della Federtennis, "che ha sempre creduto in me, dandomi fiducia prima come giocatore poi come tecnico", dice. Con la società cagliaritana, oggi guidata dal presidente Giuseppe Macciotta, ha conquistato tanti successi. E pensare che a tennis non giocava neanche bene. "A rete, diciamo, così, non ero proprio un esempio. Anzi", scherza. Ma con quel dritto da fondo campo faceva venire i brividi a chiunque. Aveva un'abilità naturale nell'eseguirlo. Sotto la guida di Lillo Palmieri è entrato, a 24 anni, nella classifica B1, tra i primi 40 tennisti in Italia, a ridosso dei giocatori di prima fascia che a quei tempi si chiamavano Canè, Camporese. Nonostante sia arrivato a ridosso dei più forti, giura di non avere rimpianti. "Penso di aver fatto il massimo", dice. "Forse avrei potuto giocare qualche torneo internazionale in più? Mah, chissà. In realtà ho pensato più che altro a fare quello che sapevo fare meglio, giocando soprattutto in Sardegna e in Italia".

Quello che più piace di Lecca è la sua semplicità: fa il capitano con la stessa naturalezza con la quale giocava. Ottiene in panchina gli stessi successi che conquistava quando scendeva in campo. L'ultimo, solo in ordine di tempo, la salvezza conquistata appena pochi giorni fa con le ragazze, nel campionato di A2. "Un'impresa sportiva", ammette, "quest'anno sembrava che la retrocessione fosse dietro l'angolo. Gli infortuni, le partite perse all'ultimo punto. Sembrava un campionato stregato". Invece, il "mago", come lo chiamano molti amici al circolo di Monte Urpinu, ha fatto un'altra magia, l'ennesima della sua carriera sportiva. "Il merito, come sempre, è di chi scende in campo". Menzione speciale per "Anna Floris, che in più di un'occasione ha giocato la domenica, dopo essere stata chiamata solo il venerdì notte". L'attaccamento al Tc Cagliari, dove la mancina cagliaritana è nata, è un fatto noto. "Ma non era scontato che per tre volte venisse a giocare quando la sua presenza non era in programma. Per questo motivo, un grazie speciale. A lei e anche a Barbara Dessolis", la diciottenne nuorese, un autentico talento del tennis sardo.

In attesa di compiere un'altra magia e riportare gli uomini a giocare su palcoscenici a cui sono abituati, cioè la serie A, (l'anno prossimo si ripartirà dalla B con i vivai Roberto Binaghi, oggi negli Stati Uniti, e Nicola Porcu), il mago, quindi, ce l'ha fatta anche stavolta.

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