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Re Magno

Il tribunale dello sport di Losanna riabilita Magnini: "L'incubo è finito"

Annullata la sentenza a quattro anni di stop per doping che era stata comminata dal Tna italiano
filippo magnini (foto da profilo ufficiale instagram)
Filippo Magnini (foto da profilo ufficiale Instagram)

"La verità viene a galla, per favore fatemi un'Ansa con le crocette: tutto il mondo deve sapere che questo incubo è finito". Urla così al telefono la sua felicità, Filippo Magnini, raggiunto dalle agenzie di stampa dopo la notizia della sua riabilitazione da parte del Tribunale arbitrale dello sport di Losanna.

Annullata, dunque, la sentenza a quattro anni di stop per doping che era stata comminata dal Tna italiano in tutte e due i gradi di giudizio. Un ribaltone clamoroso e che mette fine all'incubo per l'ex campione del nuoto azzurro, due volte iridato nei 100 stile, capitano e punto di riferimento per anni dell'Italnuoto.

"Quando mi ha chiamato l'avvocato - spiega il campione, che ha raccontato di trovarsi in quel momento sul divano con la sua futura sposa Giorgia Palmas - ho cominciato a tremare e ho abbracciato Giorgia: il capitano è tornato, le ho detto. Ho sempre avuto fiducia, sapevo di essere nel giusto. E ora voglio urlare a tutti la mia gioia".

I FATTI - Una vicenda che ha messo a dura prova Superpippo: nel 2018 la giustizia sportiva lo aveva condannato al massimo della pena dando seguito all'accusa di uso o tentato uso di doping. Magnini era finito nel mirino degli inquirenti per la frequentazione con il medico pesarese Guido Porcellini (lui sotto processo penale, il nuotatore mai nemmeno indagato) col quale, secondo l'accusa, l'azzurro aveva concordato l'acquisto di sostanze dopanti mascherate sotto la definizione di "integratori plus".

Le accuse, in tutti i gradi di giudizio, erano state puntualmente respinte da Magnini durante le lunghe audizioni. Ma per i giudici nessun dubbio: ed a maggio dello scorso anno era arrivata arriva la conferma in appello, riconosciuta la colpevolezza dell'ex nuotatore.

Lui, sebbene ormai ritirato dall'attività agonistica, non ha mai smesso di portare avanti la sua battaglia. "Ho sentito le urla di gioia del mio avvocato e ho capito che ce l'avevamo fatta - racconta Magnini - che avevo vinto. Ho sempre avuto fiducia in questi anni durissimi: sono passati tre anni e mezzo dal primo articolo che mi accusava di tentato doping. Quel giorno è arrivato e ora sono la persona più felice del mondo".

Serviranno ora due mesi per conoscere le motivazioni che hanno portato i giudici svizzeri a ribaltare completamente l'operato dei colleghi italiani. Intanto adesso Magnini si gode la luce fuori dal tunnel e rilancia.

"PIEGATO MA NON SPEZZATO" - "È sempre stato così - ha scritto sui social Re Magno - le gare le ho vinte sempre negli ultimi metri. Mi hanno insegnato a non mollare mai. Sono sempre stato un atleta e una persona corretta".

"Sono stato piegato da queste accuse, ma non sono stato spezzato - racconta ora con orgoglio il campione 38enne - Lancio a tutti un messaggio positivo: di non mollare mai se avete ragione, la verità viene fuori, le cose possono funzionare".

"La verità alla fine vince sempre, amore mio", la dedica dai social della Palmas che in questi anni ha sostenuto la battaglia del nuotatore.

(Unioneonline/v.l.)

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