SPORT

Davide Astori,
quanta fatica
per diventare
il nuovo Nesta

di Piercarlo Cicero
davide astori
Davide Astori

Quando un giocatore viene sottovalutato fin da giovane, difficilmente poi riesce a far capire a tutti che in realtà più forti di lui ce ne sono pochi.

E’ senza dubbio il caso di Davide Astori, difensore di San Giovanni Bianco, che nonostante abbia solo 23 anni ha già collezionato già 68 presenze in serie A e una convocazione nella Nazionale maggiore azzurra, oltre che molte presenze nell’Under 21. Classe cristallina che in pochissimi possono vantare, grande senso della posizione, professionalità esemplare, capace di giocare di fino quando è il caso ma anche di spazzare via senza fronzoli nel momento in cui è opportuno farlo.

E allora in molti si chiedono come mai, nonostante i numeri dicano che Astori sia una realtà di un calcio italiano ormai sempre più in crisi di talenti, il suo nome non compaia mai nelle prime pagine dei giornali, mentre si legge spesso di giocatori che non hanno niente in più del giovane difensore cagliaritano.

Uno dei problemi, forse, sta nel fatto che Astori è partito dal basso e ha, seppur velocemente, scalato i gradini che portavano nella massima competizione italiana uno alla volta: dopo una stagione di apprendistato col Milan nel 2005-2006, dove guarda e impara dai mostri sacri rossoneri (Nesta e Maldini su tutti), il ragazzo viene mandato a farsi le ossa in serie C, al Pizzighettone, dove conquista subito un posto da titolare e colleziona 27 presenze. Passa l’anno successivo alla Cremonese (sempre via Milan) e anche là gioca tutta la stagione, scendendo in campo 33 volte. Il grande salto arriva nel 2008, quando Cellino lo nota e lo porta a Cagliari, in comproprietà con il Milan. Un anno in sordina con poche apparizioni, poi la svolta l’anno successivo con Allegri. Da allora il posto da titolare non gliel’ha levato più nessuno e il Cagliari, anche grazie a lui, è protagonista da qualche anno di ottimi campionati.

Eppure il giovane, forse per il suo comportamento schivo, non riesce a entrare nelle simpatie della grande critica calcistica. Incredibile come il Milan, al momento di scegliere un difensore centrale in vista della sostituzione di Nesta (sempre più imminente), abbia pensato a ingaggiare il 34enne Yepes piuttosto che puntare su Astori. Così come pare assurdo che la Juventus abbia sborsato 15 milioni per assicurarsi Bonucci piuttosto che spendere forse anche qualcosa in meno e prendere un difensore, Astori appunto, che non ha niente da invidiare al giocatore bianconero. Per non parlare dei ct della Nazionale (prima Lippi e poi Prandelli), che invece di affidarsi al giocatore rossoblù da subito hanno chiamato chiunque: da Gastaldello a Bovo, da Ranocchia e Bonucci, passando per Legrottaglie e Bocchetti. Sarà mica che giocare nel Cagliari non è come giocare nel Palermo, nella Juventus o nella Sampdoria? Probabile sia così, rimane il fatto che non valorizzare un difensore con le qualità di Astori è un vero e proprio delitto al calcio italiano.


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