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approfondimento

L'amore sul set, un'arte difficile

Nei film, la necessità di mostrarsi senza veli e di interpretare un atto sessuale che appaia convincente per lo spettatore
hugh grant e ren e zellweger ne il diario di bridget jones (universal pictures)
Hugh Grant e Renée Zellweger ne Il Diario di Bridget Jones (Universal Pictures)

Bionda, desiderabile e inarrivabile nella perfetta nudità dei suoi vent'anni: l'immagine di Daenerys Targaryen, madre dei draghi, è un simbolo forte del Trono di Spade e dell'erotismo intriso di violenza che ha portato al successo della serie televisiva. Eppure Emilia Clarke ha rivelato di aver spesso pianto, sul set, prima di girare alcune "terrificanti" scene in cui appare svestita. Maria Schneider, che negli anni Settanta fu l'icona della trasgressione sessuale, rivelò prima di morire di essere rimasta traumatizzata a vita dalle performance erotiche cui si sentì costretta con Marlon Brando nell'Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci. Invece David Carradine e Barbara Hershey, raccontarono al mondo di aver fatto davvero l'amore sotto gli occhi della troupe, nel 1972, mentre giravano "America 1929, sterminateli senza pietà" di Martin Scorsese. Provocatori e libertini impenitenti, ricrearono la scena molti anni dopo per un paginone di Playboy.

Modi diversi di affrontare un momento professionale che sta diventando sempre più importante nella carriera degli attori: la necessità di mostrarsi senza veli e di intepretare un atto sessuale che appaia convincente (e, a seconda del film o della serie tv) coinvolgente per lo spettatore. Possibilmente senza sentirsi umiliati o sottoposti a molestie da parte dei partner professionali.

LA COREOGRAFIADELL'EROTISMO - Per questo, spiega l'edizione online del quotidiano britannico The Guardian, una nuova figura professionale si va affermando, soprattutto nel cinema americano: l'Intimacy coordinator, che si potrebbe tradurre (la lingua italiana è meno diretta dell'inglese) come coordinatore, più di frequente coordinatrice, delle scene di intimità. Le pioniere di questa nuova professione sono le fondatrici dell'associazione Intimacy Directors International, che ha un suo sito web e compare sui social più seguiti per proporre i propri servizi, non solo sui set cinematrografici, ma anche per il teatro. Un background di psicologia, capacità di mediazione, senso della coreografia: l'Intimacy coordinator trasforma la scena erotica in una danza schematica dove ogni passo è spiegato, concordato, per così dire "raffreddato": l'effetto per lo spettatore non cambia, ma gli attori non rischiano di passare dal piano professionale a quello personale. Secondo il New York Times si applicano alle scene erotiche le stesse regole usate per rappresentare le battaglie, minimizzando i rischi di danni agli interpreti. La rivista Rolling Stone racconta che la prima apparizione di un Intimacy coordinator su un set importante è stata richiesta da un'attrice impegnata a girare "Deuce, le vie del porno" (la serie prodotta dal colosso della tv via cavo HBO) dove il producer David Simon racconta la nascita della porn industry negli anni Settanta.

IL PUDORE? RESISTE - Contrariamente a quel che pensano gli spettatori, non è semplice muoversi nudi sul set e simulare un incontro sessuale. E non solo per ragioni estetiche, che pure esistono: anche i bellissimi sono spesso tormentati dalle incertezze sul loro aspetto. Il senso del pudore, nonostante le immagini sfacciate di cui siamo bombardati, è fortemente radicato negli esseri umani. Per quanto nelle produzioni maggiori la troupe sia ormai ridotta al minimo in caso di scene hot, pochi minuti sullo schermo sono spesso il risultato di ore di riprese. È difficile trascorrere il tempo nudi, sotto gli occhi di regista e aiuti, cameramen, truccatori.

LO FANNO DAVVERO? NO - Lo hanno fatto davvero o no? Si sono eccitati? L'interrogativo è sempre presente nella mente dello spettatore e genera molte conversazioni sul web, nei siti popolari e nell'informazione più blasonata. Un'interpretazione non scientifica, frutto di una ricerca da cronista: la risposta è positiva (sì, lo fanno) nei siti popolari più cliccati; mentre l'informazione con il marchio di qualità tende a negare. "Cinquanta sfumature di grigio " è, comprensibilmente, una delle pellicole su cui si concentrano i voyeur da tastiera, ipotizzando sesso reale. "Un'esperienza calda, ma solo nel senso di sudaticcia e certamente non confortevole", è invece il racconto che fa all'Independent la splendida Dakota Johnson. Mentre Natalie Dormer ("Game of Thrones" e "I Tudor") sentenzia: "Non ti ci abitui mai, l'imbarazzo non cala". Ciò che fa battere il cuore dello spettatore sfinisce ed esaspera gli attori. "La coreografia delle scene di sesso è davvero poco sexy, è fatta di dettagli tecnici, di attenzione al tempo, di corretta angolazione della camera". Solo una voce dissenziente e scanzonata viene registrata dall'Independent: "Mi sono sempre divertito nelle scene erotiche, pur sapendo che non dovrei", confessa Hugh Grant. "La risposta standard degli attori è che non è piacevole avere tutti quei tecnici intorno... Ma quelle scene io le ho sempre trovate eccitanti".

IL GUARDAROBA DELLA NUDITA' - Una scena erotica implica comunque uno strusciare di pelle con uno o più colleghi non necessariamente gradevoli. Un vasto armamentario di attrezzi permette di minimizzare l'impatto del contatto fisico indesiderato tra gli attori. Per gli uomini, ci sono protesi così perfette da sembrare vere. Ma anche sacchetti che contengono i genitali, affinché non vadano direttamente a sfregare sul corpo dalla partner (o del partner) di scena. E perché non appaiano accidentalmente nelle riprese. Adrian Lyne, regista di "Attrazione Fatale" ha rivelato nel 2015 al New York Times che nel film c'è una scena in cui si vede di sguincio il sesso di Michael Douglas, ma che non è stato possibile tagliarla per ragioni tecniche. Inoltre il nudo maschile full frontal è ancora un tabù nei film destinati a un pubblico di massa. Mentre nel cinema con ambizioni artistiche può capitare che i genitali maschili e femminili - e il coito - possano essere inquadrati con attenzione quasi ginecologica. In "Love" del provocatore francese Gaspar Noé, il protagonista Karl Glusman esibisce la sua eccitazione e il suo piacere in un rapporto a tre. La registra Catherine Breillat ha fatto ampio uso (cinematografico) delle doti amatorie della pornostar Rocco Siffredi, inquadrato in primissimo piano in "Romance" e "Pornocrazia". Ma l'obiettivo in questi casi non è creare eccitazione nel pubblico, bensì disagio.

Per le donne, esistono sofisticati cerotti che simulano la nudità, mentre coprono le zone erotiche o erogene. Le star, uomini e donne, possono usufruire di comparse specializzate, o troppo bisognose per consentirsi il comune senso del pudore. È il caso di Charlotte Gainsbourg, nel film in due episodi "Nymphomaniac" di Lars Von Trier. È sfruttamento di classe, o sfruttamento sessuale? Magari entrambe le cose? La polemica è viva nel mondo dell'entertainment, specie dopo lo scandalo MeToo.

LE DONNE? PIU' NUDE DEGLI UOMINI - Comunque l'impegno psicologicamente gravoso di mediare fra le esigenze della produzione (che conta sui profitti generati dalla curiosità morbosa) e le esigenze di integrità personale e dignità professionale ricade soprattutto sulle donne. Una ricerca fatta in California qualche anno fa rivela che un'attrice su quattro (il 26%) è apparsa completamente o parzialmente svestita nei cento film di Hollywood più graditi dal pubblico nel 2014; mentre solo il 9% degli attori ha dovuto liberarsi dei vestiti in scena. Daniela Pinna

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