SPETTACOLI

Il regista

Enrico Stinchelli: "Il 'mio' Attila da film fantasy che ha stregato Cagliari"

Grande successo per la "prima" nel nuovo allestimento operistico al Teatro Lirico
il cast (foto priamotolu via teatro lirico)
Il cast (foto @PriamoTolu via Teatro Lirico)

Al suo debutto in un allestimento operistico al Teatro Lirico di Cagliari, Enrico Stinchelli, uno dei maggiori esperti d'opera e storico autore e conduttore de "La Barcaccia", trasmissione cult per gli appassionati del bel canto in onda su Radio Rai3 da oltre trent'anni, stanco e provato da un mese intensissimo di prove si mostra entusiasta del risultato dopo la prima di "Attila", il titolo verdiano fortemente voluto dal Sovrintendente Claudio Orazi in programma nel cartellone della stagione lirica e di balletto 2019 che, dopo oltre 140 anni, è tornato sul palco della città capoluogo riscuotendo un grande consenso di pubblico.

Attila resterà in scena tutti i giorni fino a domenica 6 ottobre.

Grande conoscitore della storia del melodramma e attento studioso dell'evoluzione storico-musicale del repertorio, Stinchelli può vantare anche la competenza sul campo di tenore e docente di canto, riuscendo a padroneggiare le problematiche di un allestimento in tutte le angolature del lavoro registico, organizzativo e interpretativo.

Lo abbiamo incontrato alla fine di una delle recite successive alla trionfale "prima" e alla vigilia del suo prossimo impegno come conduttore degli Oscar della Lirica al Teatro Malibran di Venezia con Andrea Bocelli tra gli ospiti dell'evento.

Che opera è Attila?

Verdi scrisse Attila nella prima fase della sua attività compositiva, il cosiddetto Verdi con l'elmetto. È un Verdi battagliero certamente, smanioso di dimostrare la forza del suo temperamento ma anche legato a taluni tipici stilemi belcantistici, sopratutto vicini al teatro di Donizetti, che tra l'altro fu suo grande amico. È un'opera tagliata con l'accetta, diretta, vorticosa a tratti, ma con sublimi voli lirici, per esempio nel grande concertato della scena col Papa. Il libretto è un po' obsoleto, a mio parere, non straordinario, ma è la musica e il genio verdiano che lo riscattano ampiamente. La forza di Attila è anche nelle cabalette dei quattro protagonisti, una più riuscita dell'altra. In quelle strette Verdi era davvero imbattibile.

Il regista durante le prove (foto @PriamoTolu via Teatro Lirico)
Il regista durante le prove (foto @PriamoTolu via Teatro Lirico)

Secondo Lei, perché a Cagliari questo titolo è stato dimenticato per così tanto tempo?

Non so per quale ragione Cagliari abbia lasciato da parte l'Attila per 143 anni. Certo che ci volevano grandi estimatori di questo titolo come Claudio Orazi e il maestro Donato Renzetti per colmare questa lacuna. Attila è un'opera che si è affermata poco a poco anche grazie a grandi interpreti come Christoff, Ghiaurov, Cappuccilli, Luchetti, La Chiara, Ramey, insomma alcuni miti della vocalità e alcuni celebri maestri come Giulini, Bartoletti, Muti e Renzetti.

Il segreto del successo del suo Attila cagliaritano?

Io sono molto felice del risultato ottenuto, grazie all'impegno di tutto il teatro e dei solisti di canto. Il segreto è lavorare ogni giorno con buona lena ma soprattutto avere, per così dire, le idee chiare. Il progetto che perseguo, soprattutto in questi ultimi tempi, è quello di applicare la hi-tech seguendo un impianto tradizionale dove si renda comprensibile la vicenda voluta dagli autori. Con un gioco di luci volutamente accentuato e l'uso del green-screen per speciali riprese cinematografiche affidate allo staff di un grande video designer come Sergio Metalli, ho cercato di raccontare l'opera in un modo diverso. In un clima da film fantasy ma con la guida perentoria e magnifica di Verdi e della sua musica. Per me il vero regista è lui, nella musica ci sono tutte le indicazioni necessarie.

Per avvicinare i giovani al mondo dell'opera, quali azioni metterebbe in campo se fosse Ministro dei Beni Culturali?

Se fossi Ministro dei Beni Culturali restituirei dignità e forza economica al settore musicale che è stato finora vilipeso e umiliato. I soldi ci sono, non ho mai creduto alla bubbola della cosiddetta "crisi" inventata dagli speculatori. Per le scemenze i soldi si trovano sempre, guarda caso. Noi italiani siamo ammirati e rispettati nel mondo per le nostre bellezze artistiche e l'opera occupa il primo posto. Se si parla italiano nel mondo non è grazie al calcio ma è grazie ai libretti d'opera. Quindi è un bene da incentivare non da tagliare.

Più di trent'anni fa nasceva "La Barcaccia". Quanto ha inciso la sua trasmissione nella diffusione della lirica in Italia?

Io ci credo parecchio, almeno mi sono sempre sforzato di divulgare con allegria e vis polemica questo nostro patrimonio. La Barcaccia è una formula che abbina conoscenza e competenza a una forte componente ironica, la voglia di giocare con le cose che si amano di più. Ho conosciuto tantissime persone che si sono appassionate all'opera attraverso La Barcaccia ed è a quel pubblico che amo rivolgermi perché chi è già "malato" d'opera viaggia, comunque, per conto suo.

Anche grandi interpreti del bel canto sono stati oggetto di accuse, tutte da dimostrare, di molestie sessuali. Cosa pensa in proposito?

Tema scottante che merita alcune considerazioni meditate. Intanto ha fatto caso che gran parte del pubblico si è schierato dalla parte dei presunti molestatori e non delle supposte vittime? È sempre così ma dobbiamo considerare che il fenomeno del me too è tipicamente americano, noi italiani, piagnoni e abituati a tutto, non possiamo capirlo a fondo. Nel paese di Peyton Place, bigotto e puritano, questi fatti sono imperdonabili. Da noi si sa tutto e si tollera di più, all'insegna del "chi se ne frega". Comunque sono dispiaciuto per il coinvolgimento di Domingo, che chiude così tristemente la propria gloriosa parabola, e dello stesso Grigolo, che è un giocherellone, ma tende ad andare spesso sopra le righe. Spero che non vi sia una ulteriore escalation e che non vengano confermati i reati odiosi di cui narrano le cronache.

Tra 50 anni quale sarà il pubblico del melodramma?

Noi, oggi, dobbiamo fare di tutto per far sì che tra 50 anni vi sia l'opera, i suoi teatri pienamente operativi e soprattutto resti vitale l'educazione ad amare e praticare la musica. Sta a noi garantire questo futuro con tutte le nostre forze.

L.P.

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