Un ritorno come non ci saremmo mai aspettati è quello di Maggie Gyllenhaal con “La Sposa!”. Dopo le tante e lodevoli apparizioni in qualità di interprete, la star americana ha scelto di esplorare anche la regia, debuttando nel 2021 con “La figlia oscura”: adattamento del romanzo di Elena Ferrante che ha conquistato pareri entusiasti da parte della critica. In questo atteso ritorno la vediamo compiere un decisivo cambio di rotta che, dal racconto intimista, conduce direttamente all’horror gotico con una strizzata d’occhio alla poetica di Tim Burton, pur dimostrando sempre una personalità e un tocco del tutto peculiari.
Ispirandosi al classico della letteratura “Frankenstein” di Mary Shelley e, ancora più direttamente, al film del 1935 “La moglie di Frankenstein” di James Whale, “La Sposa!” racconta la struggente relazione tra la mostruosa creatura e Ivy, una giovane con disturbi della personalità assoldata da un boss mafioso per intrattenere gli uomini. A causa di uno spiacevole incidente, la ragazza finirà per perdere le vita. Tuttavia, le circostanze la faranno presto resuscitare in una forma nuova: quando Frankenstein, in cerca di una compagna con cui placare la sua solitudine, arriverà a Chicago per incontrare la dottoressa Cornelia Euphronious, pregandola di rianimare - con l’ausilio delle sue avanzate tecnologie - il corpo di una donna defunta. Il caso vorrà che sia proprio Ivy a destarsi dal sonno eterno, folle come in passato ma con un aspetto differente. In fuga dal mondo e dalle sue ingiustizie, i due si batteranno per realizzare il proprio sogno d’amore, arrivando persino a compiere azioni estreme.
Uscito nelle sale italiane lo scorso 5 marzo, il film ha raccolto, come di consueto, le impressioni della stampa specializzata che, stando ai giudizi riportati sul sito Rotten Tomatoes, sembrano essersi nettamente spaccati in due: con un punteggio del 60% di gradimento su un totale di 93 recensioni, “La Sposa!” sembra non aver convinto appieno soprattutto nello sviluppo narrativo e nella sintesi dei suoi differenti stili.
Tra i commenti positivi leggiamo quello del Daily Beast, che sostiene: «Un mostro cinematografico alla Frankenstein che reinventa e rende omaggio con tutta la goffaggine e la bruttezza della sua leggendaria creatura». Segue sulla stessa linea quello della BBC: «A volte sembra che il film stesso sia stato cucito insieme da parti di altri film, ma raccogliere tutti questi frammenti è un segno della grande portata e ambizione di Gyllenhaal».
Decisamente meno entusiasta il feedback di Variety, che scrive: «È come Joker 2 con una versione grunge dei mostri, con un pizzico di Sid e Nancy e Natural Born Killers. Solo che il film non si muove». Ancora più negativo il giudizio riportato dal The Times: «È un clamoroso fallimento per Maggie Gyllenhaal che, in questo ultimo appariscente reboot di Frankenstein, ha abbandonato tutta l'integrità artistica che aveva dimostrato nel suo straordinario debutto, The Lost Daughter».
Attualmente la situazione non appare più rosea sul fronte commerciale: il film ha registrato un’apertura in patria di soli 7,2 milioni raccolti in 3.304 sale, con una media per sala di 2.197 dollari, a fronte soprattutto di un budget di oltre 80 milioni. Anche in Italia, purtroppo, in numeri non sembrano confortanti: al debutto ha incassato appena 226.000 euro, per un totale globale di 13,5 milioni. Vedremo se, anche rispetto alle stime poco ottimistiche, il titolo riuscirà progressivamente a invertire la rotta, conquistando maggiore visibilità grazie al passaparola e alle discussioni sui social.
Nel frattempo, impegnata nel tour promozionale, Gyllenhaal ha spiegato il processo che ha lentamente portato il film alla sua versione finale, modulando il tasso di violenza per mantenere alta la centralità delle tematiche senza interferire con la sensibilità del pubblico: «Abbiamo fatto grandi proiezioni nei centri commerciali, dove la gente veniva a vederlo, cosa a cui non avevo mai partecipato prima come attrice o regista. È stato davvero affascinante. E uno dei dubbi che hanno sollevato riguardava proprio la violenza: è troppo violento? Una mia amica mi ha detto: chissà se fossi stata un uomo, se il pubblico avrebbe dato la stessa risposta. Quindi, quello che vedete è un po' diverso da ciò che era originariamente presente nel film».

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