SPETTACOLI

l'intervista

Nicola Virdis si gioca 'Italia's Got Talent'. "Ecco perché il mio Nerd ha già vinto"

Questa sera la finalissima
nicola virdis (foto l unione sarda)
Nicola Virdis (Foto L'Unione Sarda)

Il Nerd ha un cuore d'oro. Ha fatto il clown nella Beirut ancora devastata dalla guerra, nelle bidonvilles della Cambogia, nelle strade e nel carcere minorile della Romania. Ecco perché non è scaramanzia quando Nicola Virdis alla vigilia della finale di 'Italia's Got Talent' afferma: "I tanti messaggi sui social e al cellulare che mi arrivano tutti i giorni mi fanno capire che il Nerd è già entrato nel cuore della gente. È già una vittoria".

Come ha vissuto la semifinale?

"Dietro le quinte quelli del Coro Divertimento Vocale dicevano, figurati se prendono noi, tu sei così bravo, ed ero incoraggiato. Dopo quando hanno scelto loro, ci sono rimasto un po' male ma ho pensato: va bene così, bellissima esperienza. Poi si è creato silenzio e ho visto Mara Maionchi dispiaciuta, ho visto Lodovica muoversi ma non ci credevo sino a che non ha premuto. Bellissima la dedica 'Io giammai abbandonerei sul più bello un collega e quindi concedimi la licenza poetica, ma Virdis, Please don't go'. Così il Nerd ha lasciato spazio a Nicola e sono crollato dall'emozione".

Al di là del tormentone del "Turn Around" col giro su se stesso, il Nerd piace in tutta la sua goffaggine, come mai?

"È un clown, solo moderno, riferito agli anni '80. I problemi su cui giostro negli spettacoli da dieci anni sono reali: il nastro che esce dalle musicassette, le rose bianche al posto di quelle rosse della canzone. Cose comuni e per questo immediate, arrivano senza parole".

Dopo avere studiato da clown è andato in Cambogia e Romania, cosa resta di quelle esperienze?

"In Romania ho imparato a conoscermi meglio. Lavoravamo per strada, nelle case di riposo, nel carcere minorile. In Cambogia lavoravamo in due bidonvilles e lì non capivano neppure l'inglese, ma quegli sketch arrivavano a tutti".

E in Libano?

"Ci sono stato nel 2009, la guerra era finita da tre anni ma Beirut era devastata: check point, carri armati, guardie. C'erano clown italiani, ma anche tedeschi e marocchini. Più della voglia di sorridere dei libanesi, mi ha colpito la loro voglia di abbracciare le persone: giravi per strada e ti abbracciavano degli sconosciuti".

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