I SARDI NEL MONDO - NOTIZIE

new jersey

Virus, il primo vaccinato sardo è un chirurgo: "Incubo finito"

SIlvio Podda, cagliaritano di 59 anni: "Nessuna reazione, poco dopo ero già in sala operatoria"
silvio podda (foto l unione sarda)
Silvio Podda (foto L'Unione Sarda)

Da sei giorni è iniziata la campagna di vaccinazione contro il Covid negli Stati Uniti, e tra i primi ai quali è stato somministrato il farmaco della Pfizer-BioNTech c'è anche Silvio Podda, 59 anni: molto probabilmente, è il primo sardo nel mondo ad aver ricevuto il vaccino anti coronavirus.

«Dopo un quarto d'ora dalla somministrazione sono entrato in sala operatoria per operare un bambino di due giorni, come se niente fosse» racconta Podda, chirurgo originario di Cagliari, da trent'anni in America. «La mia esistenza è cambiata, l'incubo è finito».

Nessuna reazione

Per la distribuzione del vaccino, la priorità negli Usa è stata assegnata ai circa 21 milioni di lavoratori della sanità. «Mi è stato somministrato venerdì» spiega Podda, a capo della divisione di Chirurgia plastica e ricostruttiva al St. Joseph medical center nel New Jersey. «Per noi che lavoriamo in ospedale è stato incredibile - prosegue - qua abbiamo 200 pazienti Covid ricoverati di cui 24 intubati. Negli ultimi giorni in America si è raggiunta la media di un decesso da Covid ogni due secondi e sapere adesso, a neanche un anno dall'inizio della pandemia, che possiamo sottoporci a un vaccino che ci permette di non ammalarci, soprattutto di non morire, è fantastico».

Dopo l'iniezione, subito al lavoro: «Ho atteso un quarto d'ora per eventuali reazioni anafilattiche, che non ci sono state, e poi sono tornato in sala operatoria», spiega il chirurgo cagliaritano, che aggiunge: «Non ho avuto alcun effetto, giusto un leggerissimo indolenzimento al braccio ma solo se tocco la zona dove è stata fatta l'iniezione. Sto benissimo».

Reazioni allergiche

Al momento, negli Usa solo due persone hanno avuto una reazione allergica dopo la prima dose del vaccino, «ma sono due su cinquantamila contro un virus che ammazza tremila persone al giorno: sono casi estremamente rari e non gravissimi».

«Un delirio di felicità»

Dopo mesi di distanziamento sociale, dispositivi di protezione divenuti ormai parte del guardaroba e lavoro in un luogo - l'ospedale - dove il rischio di entrare a contatto col virus è alto, l'unico esito (forse non troppo inaspettato) generato dal vaccino è stato «un delirio di felicità. Questi mesi sono stati ricchi di preoccupazioni», racconta Silvio Podda: «Sono un papà, ho due figli minori di 14 anni e la paura di entrare a contatto col virus al lavoro e poi contagiare la nuova generazione era tanta». Per questo, la sensazione immediata è stata di «liberazione enorme. La gioia era (ed è) indescrivibile, guardavo i miei colleghi e insieme rimarcavamo quanto sia incredibile che finalmente possiamo lentamente ritornare a qualcosa di simile alla nostra vita pre pandemia».

«Non abbiate paura»: nelle intenzioni di Podda c'è la volontà di lanciare un messaggio, dall'America alla Sardegna: «Il ruolo di questo vaccino è informare il corpo, come fosse un computer: manda una mail al nostro organismo dicendogli che quando vede quella proteina, deve reagire e iniziare la battaglia immunitaria. Non c'è motivo di preoccuparsi, ma è importante che chi può si sottoponga al vaccino, per il bene suo e di tutta la comunità. Finalmente - conclude Podda - possiamo uscire dal tunnel che ci ha tenuti bloccati in questi mesi, ma dobbiamo farlo insieme».

Lisa Ferreli

© Riproduzione riservata

COMMENTI


UOL Unione OnLine

Più Letti
Loading...
Caricamento in corso...

}