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Vallermosa, lo stilista con l'Isola nel cuore

La storia di Renato Chessa: guida un noto brand tra la Sardegna e Milano
renato chessa (l unione sarda)
Renato Chessa (L'Unione Sarda)

Quando Renato Chessa frequentava il liceo Asproni di Iglesias, i compagni di classe, colpiti dal suo stile superlativo, lo chiamavano come un celebre stilista. Dopo qualche tempo, quel ragazzo di Vallermosa nel mondo della moda un posto se lo è ritagliato davvero e dal 2015 guida, tra il paese d'origine e la città adottiva di Milano, il suo brand "Chessa Lab".

La passione per moda

La passione per il mare lo aveva portato a iscriversi in biologia marina, ma ben presto quella per la moda prese il sopravvento. Da lì il passaggio all'Istituto Europeo di Design di Milano e la tesi sulle maschere tradizionali sarde che gli ha spalancato le porte della Marzotto-Ratti, eccellenza che fornisce pregiati tessuti e lussuose stampe alle più grandi maison del mondo. «Collaborare con gli uffici delle più grandi case era appassionante e formativo» racconta lo stilista, che dopo alcuni anni ha lasciato la Ratti e lanciato il proprio brand. «Quando si comincia si è in un mare di squali, ma avevo un obiettivo. Puntare su qualità e made in Italy». Intanto si era "allenato" trasformando dei jeans in pezzi unici che online andavano a ruba, venduti a nome dell'inconsapevole nonna Iolanda di Perdasdefogu, a cui ha dedicato il logo. «Non le era piaciuto, ma la maglia col suo viso giovane e le sue rose, sì».

Sardegna, idee e dettagli

«Se vivessi solo in Sardegna, certe idee non nascerebbero, la nostalgia mi fa approfondire le tradizioni, a cui associo spunti che vengono dai viaggi: così a Milano sviluppo progetti ispirati alla mia terra ma mai scontati - racconta Renato Chessa - in Guatemala il legame con la natura e le radici è simile al nostro, mi ha affascinato e nella collezione di marzo ci saranno dei disegni del pittore guatemalteco Alvaro Tzaj Yotz. Ho tante idee nel cilindro». Ma intanto ha già spaziato da Porto Flavia alla Trexenta e alla Sartiglia, dal meraviglioso costume di Desulo alle maschere di Mamuthones e Issohadores. «Prima di usarle ho parlato coi mamoiadini che le indossano». E intanto dagli Usa ordinano la vecchina sarda armata di fucile e una ragazza gli gira la foto con la t-shirt "Filonzana" e la spillina pro Biden.

Pandemia e sentimenti

La pandemia ha stravolto animi e ispirazioni. «Dopo la prima ondata la linea ha espresso la voglia di baci e abbracci. Bisogna fare attenzione ai messaggi che si lanciano, ho osato inserendo la celebre scultura del dito medio di Cattelan e Facebook, prima di capire che era arte, la bloccò». La crisi? «Prendo meno rischi». Il futuro? «Amplierò la linea. Ma prima un grazie a chi c'è stato. Sono figlio di un medico e una maestra, vedermi lasciare l'università per fare moda li spaventò ma mi hanno sempre supportato. Mio padre non c'è più, crescerò anche per lui».

Vanna Chessa

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