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a stoccolma

Eleonora, cagliaritana nella Svezia senza lockdown: "Mi sono messa in auto-isolamento"

Trentatrè anni, cagliaritana, Eleonora Cugurullo da quattro anni vive in Svezia, l'unico Paese in Europa che non ha chiuso tutto. E lei si è chiusa in casa

Bambini che giocano al parco, ragazzi che schiamazzano ai tavolini del bar, coppiette che cenano al ristorante. Sembra un altro mondo in questo momento la Svezia, praticamente l'unico Paese in Europa che non abbia scelto di chiudere tutto per difendersi dal contagio del coronavirus.

I numeri in questo momento non sembrano premiare questo approccio: solo due giorni fa il Paese ha registrato 812 nuovi casi di Covid, il numero più alto finora riportato, con il totale che sale a 17.567. Le vittime sono 2.152, 1.256 i pazienti trattati in terapia intensiva.

E mentre gli esperti svedesi continuano a insistere sul lockdown "soft", tanti residenti hanno scelto in autonomia di mettersi in quarantena. Lo racconta a Unionesarda.it Eleonora Cugurullo, cagliaritana di 33 anni, che da quattro esercita la professione di architetto a Stoccolma.

Cos'ha fatto la Svezia per resistere al contagio?

"All'inizio si è allineata alla Gran Bretagna con la decisione di non chiudere. Quando il Regno Unito ha cambiato completamente opinione, scegliendo di seguire la strategia 'Italia', ero convinta che la Svezia avrebbe seguito a ruota. Da come li conosco io, posso dire che gli svedesi non amano fare polemica, e invece...

E invece?

"Sono rimasta sorpresa, continuano per la loro strada anche se i numeri non sono positivi. Abbiamo molti morti per numero di abitanti, soprattutto rispetto ad altre nazioni nordiche come la Norvegia".

Da voi dunque non è cambiato nulla?

"Non direi. Una cosa che hanno fatto subito, ad esempio, è stata spingere le persone a lavorare da casa, e questo, in un Paese che a livello di tecnologia e smart working è molto più avanti rispetto al resto d'Europa, praticamente ha dimezzato il numero delle persone in giro per le strade".

Lei sta lavorando da casa?

"Sì, da un mese e mezzo".

Quanto a scuole e università?

"Le scuole sono aperte regolarmente mentre le università hanno da poco deciso di spostare le lezioni da remoto. Ma molto in ritardo".

Negozi e ristoranti?

"Anche questi sono aperti, con qualche restrizione inserita da poco. Per i ristoranti ad esempio non è possibile fare servizio al banco e devono essere mantenute le distanze tra un tavolo a un altro. Ma sono regole rispettate in modo molto relativo".

Cosa intende?

"Un'amica che abita in centro mi ha mandato foto di clienti seduti praticamente attaccati nei caffè all'aperto. Io credo che al di là delle regole imposte ci siano tante persone che non hanno percepito il problema e continuano a fare una vita normale. Io, forse perché sono italiana e seguo da vicino la nostra realtà, ho deciso di mettermi in quarantena da sola".

In che modo?

"Esco solo per andare al supermercato, ma di rado. Ogni tanto vado a fare una passeggiata con il mio ragazzo, che è svedese, ma prendiamo la macchina e andiamo in un parco molto grande".

Da quanto non torna in Sardegna?

"Fortunatamente, senza saperlo, sono rientrata nell'ultimo periodo possibile, a febbraio, poco prima che si scatenasse tutto. Spero di poter tornare a luglio, il mese in cui la Svezia va in vacanza. Ma ovviamente ho paura".

Di cosa?

"Che la Scandinavia sia solo in ritardo rispetto al resto d'Europa. E che quando i confini italiani saranno aperti, saranno chiusi quelli svedesi".

© Riproduzione riservata

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