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Mortalità, nell'Isola a marzo +40% nei Comuni "sentinella"

La fascia d'età più colpita nel mese di marzo è quella tra gli 80 e gli 89 anni, che rappresenta il 37,6% del totale
i dati sulla mortalit
I dati sulla mortalità

Più morti, anche nell'Isola.

Certo, è ancora presto per tirare le somme in maniera definitiva, ma l'Istat e il Servizio statistiche della Regione hanno cominciato a studiare l'impatto del coronavirus sulla mortalità. E così si scopre che nei Comuni "sentinella" della Sardegna i decessi a marzo sono aumentati fino al 40 per cento rispetto allo stesso mese degli anni precedenti.

Per ora si tratta di un'analisi su una lista limitata di Comuni (tanto che gli esperti della materia si rifiutano di chiamarlo "campione"), però non mancano le prime tracce del passaggio del Covid-19. Lo studio è stato fatto su 45 Comuni sardi: Oristano, Ossi, Monastir, Sorgono e tutti i quei centri ritenuti indicativi a livello statistico, dove il dato della mortalità si è discostato in maniera evidente rispetto al passato. Si tratta in larga parte di paesi che ospitano Rsa o case di riposo.

E così, numeri alla mano, si scopre che a Ossi i morti nel mese di marzo sono aumentati del 200% rispetto al 2019, a Sorgono del 300%, a Galtellì e Vallermosa del 400%, a Villaputzu del 500%. Aumenti di rilievo, che partono da cifre assolute abbastanza basse: a Villaputzu per esempio si è passati da un morto registrato a marzo 2019 a sei decessi di marzo 2020.

"Lo studio sarà più approfondito non appena l'Istat pubblicherà un campione più rappresentativo. Per ora sono stati presi in considerazione circa 1600 Comuni in tutta Italia, il 21,4% del totale", spiega Sergio Loddo, dirigente del Ufficio Statistiche della Regione.

Chi è del mestiere preferisce muoversi con cautela: "I Comuni analizzati non costituiscono un campione, meno che mai rappresentativo, dell'universo dei comuni italiani, ma solo un loro sottoinsieme meritevole di attenzione: l'importante incremento dei decessi per il complesso delle cause, infatti, si è osservato proprio in concomitanza della diffusione dell'epidemia di Covid-19", chiarisce Loddo.

Le differenze però ci sono e si notano. Nei primi quattro mesi dell'anno, nei Comuni "sentinella", i morti sono stati 1.278. Nel 2017 sono stati 1.062, nel 2018 1.077, nel 2019 1.121. L'incremento maggiore è stato registrato a marzo, dove si arriva a un +40,6%. Un aumento di rilievo, ma mai quanto quello registrato nelle regioni del nord Italia. Nello stesso mese in Lombardia il numero dei morti è salito del 181%, nelle Marche del 97%. E i primi dati di aprile dicono che la crescita della mortalità potrebbe essere ancora più marcata. Nei primi quattro giorni del mese nei Comuni della Sardegna tenuti sotto osservazione l'incremento è stato del 63%. In provincia di Sassari il dato sale addirittura all'85,7%. Numeri parziali e ancora in fase di analisi, certo, però indicativi di come il coronavirus abbia lasciato segni indelebili nell'Isola. Come sono stati selezionati i Comuni "sentinella"? Lo spiega la nota metodologica della ricerca: "Sono stati considerati i comuni con un numero di decessi che, nel periodo 4 gennaio - 4 aprile 2020, è risultato superiore o uguale a 10 unità e che nel periodo 1° marzo - 4 aprile 2020 hanno presentato, rispetto alla corrispondente media del quinquennio 2015-2019, un incremento della mortalità pari ad almeno il 20%1". Quali sono i centri sardi? Eccoli: Buddusò, Calangianus, Florinas, Ittiri, Monti, Olmedo, Osilo, Ossi, Ozieri, Perfugas, Porto Torres, Uri, Valledoria, Padru, Budoni, Borore, Galtellì, Jerzu, Oliena, Sorgono, Maracalagonis, Sarroch, Settimo San Pietro, Uta, Cabras, Cuglieri, Oristano, Paulilatino, Santa Giusta, San Vero Milis, Scano di Montiferro, Burcei, Dolianova, Gonnesa, Gonnosfanadiga, Monastir, Orroli, Pabillonis, San Gavino Monreale, Sanluri, Sant'Antioco, Siurgus Donigala, Vallermosa, Villaputzu, Villasimius, Villasor.

La fascia d'età più colpita nel mese di marzo è quella tra gli 80 e gli 89 anni, che rappresenta il 37,6% del totale. Negli anni precedenti la percentuale si fermava al 35% circa. L'incremento c'è stato "ma non è abbastanza significativo per dire che questa sia l'età più colpita dal virus. Per poter sostenere una teoria del genere servono scostamenti più importanti", avverte Loddo.

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