SALUTE

La scoperta

Sindrome dell'ovaio policistico: dalla Cina la nuova opportunità di cura

Secondo i ricercatori un ruolo chiave sarebbe rappresentato dalla flora batterica intestinale
immagine simbolo (foto da google)
Immagine simbolo (foto da Google)

Un'importanta scoperta che arriva dalla Cina.

Secondo un gruppo di ricercatori del Third Hospital dell'Università Pechino e del Centro Scientifico per la Salute dello stesso ateneo, la flora batterica intestinale detiene un ruolo importante nella regolazione della sindrome dell'ovaio policistico, problema di salute piuttosto comune nelle donne in età da gravidanza.

Si apre così la strada a nuove prospettive per la prevenzione e il trattamento dei sintomi della patologia.

La sindrome dell'ovaio policistico è un disturbo ormonale che può interessare il ciclo mestruale femminile e complicare la via verso la gravidanza. Spesso è accompagnato da insulinoresistenza. Il meccanismo di disfunzione ovulatoria e di insulinoresistenza non è semplice da diagnosticare, limitando quindi lo sviluppo delle terapie.

Gli scienziati hanno in particolare indagato sull'impatto della flora intestinale e dei suoi metaboliti sulla regolazione delle disfunzioni ovariche relative alla sindrome dell'ovaio policistico e dell'insulinoresistenza. I ricercatori hanno scoperto che la presenza del batterio intestinale Bacteroides vulgatus è risultata marcatamente elevata nella flora intestinale dei soggetti che presentavano sintomi di questo disturbo.

Una serie di esperimenti ulteriori suggerisce che la modifica della flora intestinale e l'alterazione del metabolismo degli acidi della bile possano essere due soluzioni valide per il trattamento del disturbo.

Qiao Jie, capo ricercatore, ha detto che lo studio rappresenta una ricerca interdisciplinare che combina bioinformatica, metabolomica e immunologia. "La nostra squadra di ricerca assumerà volontari per condurre in futuro prove cliniche su larga scala in maniera congiunta tra numerosi centri, con l'obiettivo di verificare il risultato del trattamento", ha dichiarato Qiao. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Medicine.

(Unioneonline/v.l.)

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