SALUTE

Tumore alla pelle

Carcinoma a cellule di Merkel, disponibile in Italia un nuovo trattamento

Questa forma rara di tumore alla pelle colpisce soprattutto gli uomini con più di 50 anni e difese immunitarie basse
immagine simbolo (foto pixabay)
Immagine simbolo (foto Pixabay)

Interessa soprattutto gli uomini sopra i cinquant'anni. Si manifesta con un nodulo cutaneo rosa, rosso e/o bluastro che non fa male e si localizza generalmente nelle zone cronicamente esposte al sole come viso, collo, braccia e gambe. È più frequente nelle persone che hanno il sistema immunitario poco attivo o che assumono farmaci o ancora che sono particolarmente esposti alle radiazioni ultraviolette.

È questo l'identikit di una forma rara di tumore della pelle, il carcinoma a cellule di Merkel, che fino a poco tempo fa non aveva un trattamento specifico. Da ora non è più così.

Per questa forma trenta volte più rara del melanoma (sono circa 3500 ogni anno i nuovi casi in Europa), ora è disponibile un anticorpo monoclonale specifico, avelumab, frutto della ricerca che ha portato al Premio Nobel di quest'anno.

Il medicinale inibisce la proteina PD-L1 e agisce quindi "liberando" il sistema difensivo dell'organismo che può scatenarsi contro le cellule tumorali. Il trattamento con avelumab ha infatti mostrato un'efficacia significativa e una risposta protratta nel tempo, sia nei malati già curati in precedenza, che in quelli trattati per la prima volta.

"Il carcinoma a cellule di Merkel è un tumore aggressivo che cresce a velocità esponenziale", spiega Paolo Ascierto, direttore dell'Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell'Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale di Napoli.

"Circa la metà di tutti i pazienti - prosegue - sperimenterà purtroppo una recidiva e oltre il 30 per cento alla fine svilupperà la malattia metastatica. Fino a ieri l'unica opzione terapeutica per queste forme era la chemioterapia, con una prognosi il più delle volte sfavorevole. Avelumab rappresenta un grande passo in avanti nel trattamento di questa patologia non solo per i risultati raggiunti, ma anche perché evita di esporre il paziente ad effetti collaterali tipici dei trattamenti tradizionali con la possibilità di ottenere un beneficio a lungo termine, tipico dell'immunoterapia, con meno effetti collaterali".

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