POLITICA

Le dimissioni del premier

Crisi al buio, e ora che succede?

Ecco cosa accadrà dopo le dimissioni di Conte
giuseppe conte (archivio l unione sarda)
Giuseppe Conte (Archivio L'Unione Sarda)

Lo ha annunciato anche Palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte sta per dimettersi. Lo comunicherà domani alle 9 in Consiglio dei ministri, poi salirà al Quirinale per l'ufficialità.

Con le dimissioni del presidente del Consiglio si aprono tutta una serie di passaggi istituzionali, eccoli in breve.

IL COLLE - Il presidente della Repubblica, dopo consultazioni dei gruppi parlamentari, può conferire un mandato esplorativo a un personaggio istituzionale o dare il mandato pieno o esplorativo al presidente del Consiglio uscente (che accetterebbe con riserva), oppure direttamente avviare proprie consultazioni al Quirinale: con i presidenti delle Camere, i rappresentanti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato e il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano.

Dovrà sondare il terreno e quindi decidere sulla nomina di un nuovo presidente del Consiglio o, eventualmente, sul conferimento di un altro mandato esplorativo. L'ultima ratio, in caso di impossibilità accertata di formare un nuovo esecutivo, è sciogliere le Camere per andare a elezioni.

GLI "AFFARI CORRENTI" - Con le dimissioni, e fino al giuramento di un nuovo Esecutivo nelle mani del Capo dello Stato, il governo uscente rimane in carica per lo svolgimento degli affari correnti. Tra questi rientra l'eventuale emanazione di decreti legge in casi di necessità ed urgenza.

IL PARLAMENTO - Manca la fiducia, dunque con la crisi di governo si ferma tutta l'attività parlamentare, eccetto che per gli atti urgenti come la conversione dei decreti legge in scadenza. L'attività ordinaria delle Camere riprende solo dopo che il nuovo Esecutivo avrà incassato la fiducia da entrambe le Camere.

LA RELAZIONE SULLA GIUSTIZIA - Occhi puntati ora sulla relazione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

In base alla riforma della legge sull'Ordinamento giudiziario del 2005, entro il ventesimo giorno dalla data di inizio di ciascun anno giudiziario, il ministro della Giustizia rende comunicazioni (cui segue un voto) alle Camere sull'amministrazione della giustizia nel precedente anno.

La relazione è di fatto propedeutica all'inaugurazione dell'Anno Giudiziario in Cassazione. Tuttavia, sono due i precedenti di relazioni presentate ma non votate. Il primo è stato nel 2008, quando l'allora Guardasigilli Clemente Mastella si recò in Aula a Montecitorio per tenerla a poche ore dall'arresto (ai domiciliari) della moglie Sandra Lonardo. Mastella parlò alla Camera e andò a dimettersi, per cui non ci fu un voto sulla relazione. L'unico precedente di relazione tenuta durante un governo dimissionario risale, invece, all'epoca di Mario Monti nel 2013. Si decise in quell'occasione di dare per assolto l'obbligo con la semplice trasmissione della relazione alle Camere senza svolgere le comunicazioni in Aula.

(Unioneonline/D)

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